Sabato, 18 Settembre 2021
Cronaca

'Ndrangheta in Piemonte. "Si teme una ripresa di scontri tra bande"

La Direzione Nazionale Antimafia ha espresso preoccupazione circa una possibile ripresa di scontri tra bande di stampo mafioso in Piemonte. La prova di ciò sarebbero i diversi tentati omicidi degli ultimi periodi

Si teme che in Piemonte possano riprendere gli scontri tra bande di stampo mafioso. Questo secondo la Dna (Direzione Nazionale Antimafia) a causa di "alcuni tentati omicidi avvenuti di recente". Nel territorio piemontese l'organizzazione malavitosa che prevale è la 'ndrangheta, che è "profondamente insediata tanto da potersi parlare in certi casi di vero e proprio radicamento". Ma si registra anche una "presenza significativa" della criminalità organizzata di origine catanese, che fino agli anni Ottanta, quando venne smantellata dalla procura di Torino con una maxi-operazione, era in "posizione egemone".

La Dna piemontese ha individuato alcuni mandanti di un omicidio avvenuto nel gennaio 2006, quello di Lorenzo Spampinato, "in esponenti nel clan dei 'cursoti' di Catania" che sono anche "sospettati di essere autori di una serie di alcuni tentati omicidi avvenuti di recente che fanno pensare alla possibilità di una ripresa di scontri fra gruppi". Quanto alla 'ndrangheta, la relazione ricorda che nel 2011 in Piemonte sono state concluse due inchieste importanti, ''Minotauro" nel Torinese (con 150 arresti) e "Albachiara" nell'Alessandrino e nel Cuneese (19 arresti). La criminalità organizzata calabrese ha intrecciato collusioni con il mondo politico piemontese, ma questo, come si legge nel rapporto, vale solo per piccoli centri (sono citati Leinì, Cirié, Castellamonte, Borgaro e Rivarolo, tutti in provincia di Torino) perché i boss, a differenza di quanto avviene nelle loro zone di origine, "non possono contare su una cultura e una tradizione mafiosa congenita" e devono costruire i contatti "ex novo", cosa che risulta più facile "in realtà di non eccessive dimensioni".

In Piemonte operano anche bande di stranieri. Senegalesi, nigeriani e ivoriani sono "molti attivi" nello spaccio di cocaina (ma si segnalano anche trafficanti albanesi) mentre l'hashish è "praticamente in monopolio di etnie dell'area magrebina". Di sfruttamento della prostituzione si occupano nigeriani, romeni "e ultimamente anche cinesi". (Ansa)


 

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