Cronaca

Maestra licenziata per il video hard, la lettera di 200 giornaliste: "Grazie per aver denunciato: la vittima sei tu"

"Grazie perché non sei stata zitta, come tanti avrebbero voluto..."

“Cara Franca, ti vogliamo dire grazie...”, inizia così la lettera che 200 donne, tra giornaliste e donne dello spettacolo hanno rivolto alla maestra d'asilo del Torinese, licenziata perchè vittima di un episodio di revenge porn.   

“Grazie perché non sei stata zitta, come tanti avrebbero voluto. Grazie perché non ti sei arresa  - si legge fra le righe -, e a chi ti ha detto che avresti dovuto provare vergogna hai risposto rendendo pubblica questa storia, in cui a vergognarsi dovrebbero essere tutte le altre persone coinvolte. Non tu. Perché nel sesso, libero e consensuale, non c’è vergogna. Vergogna dovrebbe invece provare chi, senza alcun consenso da parte tua, ha pensato di violare te e il tuo privato. Si chiama revenge porn, ed è un reato. Vergogna dovrebbe provare chi ti ha costretto a dimetterti, come se nel sesso ci fosse qualcosa di sporco, di immorale. Non è così. Immorale è ciò che hai dovuto sopportare.”

La giovane maestra ha perso il lavoro dopo che il video hard inviato a un ex fidanzato, "goliardicamente" condiviso da lui, una volta finita la relazione, in una chat su WhatsApp fra amici, è finito nelle mani di una moglie, mamma di una bambina che frequenta la stessa scuola dell'insegnante che ha pensato bene di guidare la "rivolta delle mamme". Un'azione contro le abitudini e la vita "scandalose" della giovane maestra, in contrasto - a detta loro - con il suo ruolo educativo, che ha portato alla fine al suo licenziamento. 

La lettera, di cui parla sul suo profilo Facebook anche Lorenzo Tosa - giornalista, opinionista e blogger -, vuole ringraziare la maestra per essere riuscita ad affrontare una situazione difficile e per aver denunciato l'episodio. Una lettera da parte delle donne per una donna in particolare, in cui si cercano di ristabilire i ruoli della vittima e del carnefice. Ma è anche una lettere da parte delle donne, per le donne in generale. "Un modo per ribadire - aggiunge Tosa - al di là di ogni ragionevole dubbio, che quando una donna subisce una violenza fisica o psicologica, non esiste e non esisterà mai nessun "quoziente di responsabilità”, nessuna “complicità”, nessun “ma”, nessun “se”, nessun “però”, nessun “detto questo...”.

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