Cronaca

M**Bun, la storia di due torinesi che sfidano una multinazionale

Francesco Bianco: "L'idea è nata perchè volevamo portare il mondo contadino ed il lavorare in maniera sana all'interno di un sistema completamente diverso come quello del fast-food"

Un hamburger a chilometro zero, veloce nei tempi di consumo, ma lento per ciò che riguarda la sua produzione. E' questa l'idea che sta alla base delle agrihamburgerie "M**Bun", diventate ormai tre, dopo l'apertura del primo locale a Rivoli nel 2009.

Un progetto ambizioso nato dalle menti di Francesco Bianco e Graziano Scaglia - appoggiato dalla moglie - i quali hanno dato vita ad un vero e proprio "modo" di consumare gli hamburger, dove a farla da padrone è la parola "qualità". "Volevamo portare il mondo contadino ed il lavorare in maniera sana all'interno di un fast-food - ci racconta Francesco Bianco -. Anche se la qualità a tavola è pratica usuale in Italia, il concetto, comunque, strideva con il sistema fast-food".

Un'ambizione non da poco, quella di Francesco e Graziano, che ha incontrato i primi ostacoli soprattutto per il marchio che, seppur tradotto in piemontese stava a significare "solo buono", aveva un'assonanza molto vicina a quella di una nota multinazionale del settore. "Il marchio ci è stato contestato, questo è vero - afferma Francesco - ma abbiamo risolto in maniera molto fantasiosa, inserendo gli asterischi al posto delle lettere. Il nostro è uno dei pochi marchi che non è scritto ma si legge".

Del fast-food americano, infatti, nel "M**Bun" c'è ben poco: solo carne piemontese proveniente dagli allevamenti agricoli dello stesso Scaglia, pane a lievitazione naturale, patate non surgelate, birra artigianale e dolci; tutto a filiera corta e prodotto nel rispetto dell'ambiente. Il cavallo di battaglia di "M**Bun", infatti, sono le carni crude, tramandate da un'antica tradizione piemontese.

(L'articolo continua dopo la foto)

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Nei locali di Francesco e Graziano non arrivano soltanto ragazzini, cresciuti con l'impronta del fast-food, ma soprattutto famiglie, uomini e donne d'affari ed, incredibilmente, anche persone anziane. "E' stato sorprendente constatare il successo di questo progetto - ci racconta Francesco -. Fino a poco tempo fa era difficile immaginare una persona anziana entrare all'interno di un fast-food, invece da noi è capitato proprio così ed ultimamente succede sempre più spesso". Merito della qualità dei prodotti e dell'idea che sta alla base dell'intero progetto.

Un progetto che è piaciuto talmente tanto a torinesi e turisti da portare ad un necessario ampliamento. Negli ultimi anni sono stati aperti altri 2 "M**Bun", in corso Siccardi e via Rattazzi, zone centralissime di Torino. Quanto al futuro? "Per il momento ci siamo un po' acquietati anche perchè non vogliamo che ne risenta la qualità dei nostri prodotti", continua Francesco.

Il video dell'intervista integrale >>

L'idea di portare la qualità dei prodotti all'interno di un sistema globalizzato ed in continuo movimento, è stata senz'altro vincente, soprattutto per ciò che riguarda la sensibilizzazione delle nuove generazioni, ancor più quando si parla di alimentazione: "Il nostro non è solo un panino - conclude Francesco - ma un'esperienza".

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