Moglie e figlia ospiti di una casa rifugio, ma lui mette un localizzatore in un giocattolo per rintracciarle

Dalle testimonianze raccolte emerge che l'uomo non era nuovo all'utilizzo delle tecnologie per spiare altre persone

Un ricongiungimento familiare, un marito violento e la nascita di una bambina. A inizio 2020 la donna, che non aveva mai denunciato i maltrattamenti perché ricattata “Se dici qualcosa alla Polizia ti porto via tua figlia e non la vedi più”, decide di parlare. Dopo aver ricevuto minacce di morte, sporge denuncia e, a febbraio, viene collocata insieme alla figlia in una casa protetta. Ma al marito della donna, un uomo di nazionalità egiziana, viene permesso di vedere la figlia durante incontri protetti, alla presenza dei servizi sociali. L’uomo durante uno di questi incontri porta alla piccola un giocattolo, una coloratissima ‘Fattoria parlante’ che, dopo circa due mesi, smette di funzionare.

Nel tentativo di cambiare la batteria la madre, insieme a un'operatrice della casa protetta, scopre che all'interno del giocattolo c'è un auricolare Bluetooth fissato con del nastro adesivo, uno di quelli che, mediante l'utilizzo di alcune applicazioni, consentono di rintracciare la posizione tramite il proprio smartphone. La responsabile della casa protetta contatta il Reparto di Polizia di Prossimità della Polizia Municipale di Torino che provvede a sequestrare il giocattolo e l'auricolare Bluetooth. Dalle testimonianze raccolte emerge che l'uomo non era nuovo all'utilizzo delle tecnologie per spiare altre persone e nel recente passato aveva utilizzato altri apparecchi elettronici per scopi lesivi.

La polizia locale sta valutando la posizione dell'uomo e eventuali provvedimenti. Il Comandante Emiliano Bezzon: “Questa vicenda ci fa scoprire un lato ancor più sconvolgente di queste persone dedite alle minacce e alla violenza familiare, il fatto di essere subdole e di ricorrere a metodi sofisticati, difficili da scoprire. Questo ci deve fare pensare che quando si è vittime di episodi di questo tipo non si può aspettare sperando che le cose si sistemino da sole. Bisogna fidarsi e affidarsi alle Istituzioni, a persone specializzate nell’ascolto e che sappiano gestire questo genere di situazioni, come gli uomini e le donne del nucleo di Prossimità della Polizia Municipale. Da soli non se ne esce”.

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