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Polizia penitenziaria con le uniformi rattoppate, "o le indossate o vi puniamo"

La lettera del Dap ha fatto infuriare l'Osapp che replica: "Stato delle forniture grave, disastroso e assolutamente inaccettabile"

Le uniformi rattoppate della polizia penitenziaria

"Se lavorate senza le uniformi siete passibili di provvedimenti disciplinari". Ha destato scalpore, tra gli agenti di polizia penitenziaria che lavorano nelle carceri di Torino e Ivrea, una delle ultime circolari del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria che risponde, di fatto, a una lamentela degli stessi poliziotti che, all'inizio di gennaio, avevano denunciato di dover indossare abiti di servizio rattoppati.

Immediata è arrivata la risposta dell'Osapp, sindacato di polizia penitenziaria: "Pur comprendendo - scrive il segretario generale Leo Beneduci - che l’emanazione della suddetta lettera circolare rientri tra gli atti che doverosamente gli organi dell’amministrazione penitenziaria centrale sono tenuti ad emanare anche nel rispetto della vigente normativa, appare comunque arduo immedesimarsi nell’attuale incapacità degli stessi organi dell’amministrazione centrale, per altri versi così magnanimamente rivolti all’umana comprensione dei disagi della popolazione detenuta anche se spesso tutt’altro che pacificamente espressi, a non poter fare a meno di ipotizzare la possibilità di procedimenti disciplinari nei confronti degli appartenenti alla polizia penitenziaria anche nel caso in cui la 'disfunzione' non sia attribuibile agli appartenenti al corpo".

Beneduci sottolinea ancora una volta il "grave, disastroso e assolutamente inaccettabile stato delle forniture degli effetti del vestiario di ordinanza agli appartenenti al corpo" e che i responsabili del Dap, "pur essendo da tempo a conoscenza di tali problemi non hanno, sino ad oggi e per quanto è dato di sapere, disposto per l’assunzione di qualsivoglia correttivo".

La stessa lettera è stata indirizzata anche al ministro della giustizia Andrea Orlando.

Il sindacato porta altri esempi di criticità, tra cui le condizioni della strada che porta al carcere di Torino, “una vera groviera pericolosa ”, la qualità del cibo e le procedure di preparazione, ma anche “un disgustoso lezzo che imperversa dai sotterranei del padiglione B a tutt'oggi presente della casa circondariale di Torino. Gli interventi - conclude l’Osapp - non sono più procrastinabili”.

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