Cronaca

Post diffamatorio su Facebook durante le elezioni comunali, la viceministra Castelli condannata a una multa

Ma resta sulle sue posizioni: "Farò ricorso"

L'onorevole Laura Castelli del Movimento 5 Stelle

Si è concluso ieri, lunedì 28 giugno 2021, con una condanna a una multa di 1.032 euro e a una provvisionale di 5mila euro da versare alla vittima, il processo alla deputata del Movimento 5 Stelle nonché viceministra dell'economia Laura Castelli, accusata di diffamazione nei confronti di Lidia Roscaneanu, candidata del Partito democratico alle elezioni comunali del 2016 nella Circoscrizione 3. Ad altri due imputati, che avevano commentato il post di Castelli, è stata inflitta una multa di 516 euro, mentre altri tre sono stati assolti per tenuità del fatto.

La vicenda è quella di un post su Facebook in cui Castelli insinuava che vi fosse un legame tra Rosceanu e Piero Fassino, sindaco uscente e candidato per il centrosinistra. L'esponente dei 5 Stelle aveva pubblicato una foto che ritraeva i due (e che tra l'altro era stata tagliata in modo che non comparisse un'altra candidata presente). "Che legami ci sono tra i due?", aveva commentato aggiungendo "La procura indaga. Fassino candida la barista nelle sue liste. Quanto meno inopportuno, che dite?". Il tutto era riferito al fatto che Roscaneanu lavorava nel bar del palazzo di giustizia di Torino, il cui appalto era stato più volte affidato a ditte che poi non riuscivano a soddisfare i requisiti per gestirlo. Il post aveva generato centinaia di commenti volgari, xenofobi e sessisti nei confronti di Rosceanu.

Rappresentata dall'avvocato Gianluca Orlando, Roscaneanu si è detta soddisfatta. Castelli invece è stata rappresentata dall'avvocato Concetta Cagia e continua a difendere le sue posizioni tramite un comunicato. "Il post - commenta - non aveva contenuto diffamatorio, ma diretto a far emergere una notizia di interesse pubblico, inerente la gara d’appalto irregolare relativa al bar del Palagiustizia di Torino. Per questa vicenda, lo scorso 21 marzo, il Tribunale di Torino ha emesso una sentenza di condanna a carico di otto imputati. La veridicità del fatto oggetto del post  è il fondamento dell’esercizio di critica politica garantita dall’articolo 21 della Costituzione. Rispetto la sentenza, ma presenterò appello, certa che nel giudizio di secondo grado verrà riconosciuta la scriminante dell’esercizio del diritto di critica politica".

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