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La rabbia delle associazioni: "I ciclisti non hanno bisogno di bretelle"

La proposta presentata in consiglio comunale è stata bocciata da Fiab Torino e dalle associazioni Bici & Dintorni e Bike Pride

Bretelle o non bretelle. La querelle è ufficialmente partita. La proposta di delibera presentata in consiglio comunale, che propone di introdurre anche in città l’obbligo per i ciclisti di indossare “bretelle retrorifrangenti ad alta visibilità”, è stata bocciata in toto dagli amanti delle due ruote che attraverso Fiab Torino e le associazioni Bici & Dintorni e Bike Pride l’ha decisamente toccata piano commentando la proposta con un perentorio “Non abbiamo bisogno di bretelle!”.

E quello che si è preannuncia è davvero un muro contro muro. <Questa imposizione sarebbe vessatoria, inutile e insensata – spiegano le associazioni -. L’obbligo di copriabiti riflettenti, secondo il codice della strada italiano, vale sulle strade extraurbane in orario notturno, ma non vale nelle città, dove per i ciclisti sono sufficienti le luci di posizione. Non è caricando di ulteriori costi i ciclisti, che si risolve il problema della sicurezza delle strade>.

Secondo le associazioni nessuno avrebbe pensato al potenziale impatto che il nuovo obbligo avrebbe sull’uso del bike sharing “perché non tutti gli abbonati saranno disposti a portare sempre appresso le bretelle insieme alla tessera e temiamo quindi una drastica riduzione dell’unico incentivo torinese all’uso della bici che finora abbia dato risultati significativamente positivi”.

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