Cronaca Centro / Via Mercanti, 28

Intitolata via San Camillo De Lellis: "un omaggio al fondatore dei camilliani"

"I poveri infermi sono pupilla e cuore di Dio". Questo soleva ripetere san Camillo de Lellis a quanti lavoravano, assieme a lui, per dare cura e sollievo ai malati. A Torino i “camilliani” sono presenti da 334 anni: e, per omaggiare la loro instancabile attività, in occasione del quattrocentesimo anniversario della morte del santo fondatore, da ieri l’ultimo tratto di via Mercanti ha cambiato nome, diventando via san Camillo de Lellis. Protettore degli ospedali, deli infermieri e della sanità italiana, Camillo de Lellis nacque in Abruzzo nel 1550 e morì a Roma nel 1614: venne santificato da Benedetto XIV nel 1746.

Nella cerimonia di intitolazione, il presidente del consiglio comunale Giovanni Maria Ferraris ha ricordato l’attività del santo, tratteggiando anche il legame che i camilliani hanno con la nostra città. Legame molto forte ancora oggi: al civico 28 della già via Mercanti si trova la sede storica dell’ordine, che gestisce anche la chiesa di san Giuseppe. "Nell’ottocento la chiesa era scelta per i funerali – spiega  Joaquim Paolo Cipriano, padre provinciale dell’ordine – e i nostri religiosi erano anche detti i “padri della buona morte”. Oggi noi non riceviamo più i morti, ma curiamo i vivi, e questo è un passo importante". Sì, perché oltre alla chiesa, i camilliani hanno anche un centro di accoglienza per i malati di strada e un centro missionario per le persone povere di Haiti.

"Questa intitolazione - ha sottolineato Ferraris - è un doveroso omaggio al fondatore dei padri Camilliani che, proprio qui al civico 28, hanno la loro sede storica, oggi animata dalla Comunità Madian Orizzonti Onlus. De Lellis è stato un esempio per quanti lo hanno seguito e lo seguono tuttora. Introdusse un nuovo rito dell’accoglienza, spiegando ai mercenari (così erano chiamati gli infermieri del tempo) la sua filosofia: il volontariato nell’assistenza verso i malati da considerare 'pupilla e cuore di Dio'. Quello che fate a loro, rimarcava de Lellis, lo fate a Dio”.

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