Giovedì, 28 Ottobre 2021
Cronaca Luserna San Giovanni / Via I° Maggio, 46

Donna uccisa nel bar a Luserna San Giovanni: lei era stata in una stanza col suo assassino poco prima, ma si era allontanata

Forse per comportamento violento

Continuano le indagini dei carabinieri sull'omicidio di Carmen De Giorgi avvenuto la notte di martedì 5 ottobre 2021 nel bar Primavera di via I Maggio a Luserna San Giovanni. I militari dell'Arma, che lavorano col coordinamento del pm Delia Boschetto della procura di Torino, hanno ormai la certezza che non si sia trattato di un'aggressione casuale, nonostante la furia dell'assassino, il marocchino Hounafi Medhi, abbia provocato ferite ad altre due donne che si trovavano sedute al tavolo con la vittima. Escluso che ce l'avesse con tutte le donne o che abbia agito spinto da impulsi religiosi. Anche la frase "Allah mi protegge", che alcuni dicono avergli sentito pronunciare, altro non sarebbe che un comune intercalare. Cade anche l'ipotesi di semplici avances di lui respinte da lei.

Poco prima del brutale assassinio, infatti, la donna e l'uomo erano stati insieme in una stanza affittata a ore dal bar da cui lei si era allontanata. Proprio su che cosa sia accaduto in quella stanza si sta cercando di fare maggiore chiarezza. Sicuramente i due, che i testimoni dicono essersi conosciuti quella sera, ci erano andati d'accordo e con il fine preciso di avere un rapporto sessuale, che è escluso però che abbiano avuto proprio perché lei aveva cambiato idea. Perché? Un'ipotesi è che lui avesse iniziato a manifestare un comportamento violento.

A scatenare la follia omicida dell'uomo, quindi, è stata quasi certamente la delusione per quanto accaduto nella stanza. Un sentimento che inizialmente lui aveva perfino cercato di mascherare, secondo i racconti dei testimoni, offrendo da bere alle tre donne sedute al tavolo. Poi, però, ha afferrato il coltello e ha colpito Carmen De Giorgi alla schiena. Chiaramente, l'unico che può sapere che cosa sia accaduto nella stanza a questo punto è proprio Hounafi Medhi, che ancora non ha parlato. È difeso dall'avvocato Maria Genesi.

Intanto la Sparea, azienda produttrice di acque minerali che ha sede proprio a Luserna e per cui la donna uccisa lavorava, ha deciso, in accordo con le rappresentanze sindacali aziendali, di correre in aiuto alla figlia 18enne di lei: ogni lavoratore potrà donare fino a otto ore di lavoro e, una volta raggiunta la somma delle donazioni, la società la raddoppierà. Sabato 9 ottobre alle 15, infine, è stato indetto un presidio di associazioni che combattono contro la violenza sulle donne davanti al municipio.

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