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Cronaca

Bambino morto al Regina Margherita: si indaga sui lavori

I lavori alla centrale di distribuzione dell'ossigeno erano in programma, ma forse sono stati anticipati di un giorno. Le indagini escluderebbero con certezza un errore dei medici

Si indaga sui lavori in corso al Regina Margherita dopo la morte del bambino venezuelano di 9 anni per il guasto delle centrale di distribuzione dell'ossigeno. Le indagini escludono un errore dei medici. I Nas e i collaboratori del procuratore Raffaele Guariniello per far luce sulla tragedia si stanno facendo un'idea di diversa. All'origine dell'"anomalia tecnica" che ha provocato la morte del bambino potrebbero esserci alcuni lavori che sono stati effettuati all'interno del presidio sanitario. Lavori, nello specifico,  per la messa a punto della nuova centrale di erogazione (collegata a quella interessata dall'incidente). La documentazione raccolta servirà a comprendere quali compiti e quali responsabilità abbiano, in base a norme e regolamenti, sia i vertici dell'ospedale sia la ditta incaricata, la Rivoira.

La dinamica dei fatti è stata ricostruita. Il bambino di 9 anni era in cura per una gravissima forma di leucemia ed era intubato nel reparto terapia intensiva: l'erogazione di ossigeno é calata di colpo dal 100% a percentuali comprese fra l'1% e l'8% (la concentrazione nell'aria è del 21%) e il suo fisico, duramente provato dalla malattia, non ha retto. Forse è stata una bolla d'aria che si è formata nel circuito di distribuzione ad alta pressione a provocare il decesso. Con ogni probabilità  ci saranno i primi indagati per omicidio colposo nei prossimi giorni. La condotta dei medici è tuttavia fuori discussione. Altri otto bambini, collegati allo stesso impianto, sono stati salvati dal tempestivo intervento del personale, che ha applicato ai piccoli pazienti delle bombole d'ossigeno quando i monitor hanno segnalato l'anomalia.

Un'ipotesi si fa strada nelle ultime ore, ed è davvero spiazzante. Seconda Repubblica quando c'è stato il black out che ha provocato la morte del bambino gli addetti della Rivoira — titolari dell’appalto - sono subito accorsi sul posto e sono rimasti sorpresi nel vedere che i manutentori (in subappalto) avevano iniziato i lavori un giorno prima del previsto. Nessuno era al corrente che si trovassero in ospedale, né l’ufficio tecnico né l'azienda.  I lavori dovevano essere compiuti giovedì e non mercoledì, secondo quanto si legge in una lettera inviata dall'azienda all'ospedale. Questi lavori tuttavia non avrebbero dovuto pregiudicare il corretto funzionamento dei macchinari del reparto dove era ricoverato il bambino venezuelano, ma le indagini continuano.

Oggi intanto sarà eseguita l'autopsia. I genitori, ospiti a Torino in una casa dell'Ugi (Unione genitori italiani contro il tumore dei bambini), sono chiusi nel loro dolore. "Noi sappiamo cosa vuol dire vivere l'esperienza di un figlio malato - dice il presidente della onlus, Franco Sarchioni - ma un incidente come questo è assurdo. Ha l'amaro sapore di una beffa crudele".

(ANSA)

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