Incidenti stradali Barbania

L'associazionismo piange Vittorio Gambotto, morto nel tragico incidente vicino casa a Barbania

Aveva 63 anni ed era titolare di una falegnameria, amava trasmettere le vecchie storie del Piemonte

Si sono svolti nel pomeriggio di ieri, giovedì 17 febbraio 2022, nella chiesa parrocchiale di San Giuliano a Barbania, i funerali di Vittorio Gambotto, conosciuto anche come Toju o come Bungin, il 63enne morto nella mattinata di lunedì 14 febbraio 2022 all'ospedale di Ciriè dopo avere avuto un incidente, probabilmente provocato da un malore, in località Perrero. A salutarlo per l'ultima volta numerosissimi amici e tanti sono anche coloro che lo hanno pianto e ricordato sui social network, sottolineando la sua presenza costante nel corso delle manifestazioni di paese e soprattutto delle rievocazioni storiche. Ha lasciato la sorella Tiziana e la nipote Beatrice. 

Era titolare di una rinomata falegnameria in paese ma per tutti era sopratutto il volto più conosciuto della festa patronale di San Giuliano. Attivissimo nell'associazionismo, era stato presidente dell’asilo Baretto, ed era presidente della sezione dell'associazione nazionale alpini e del gruppo storico Reggimento di Fanteria d’Ordinanza Nazionale Piemonte 1793, che aveva fondato. Era conosciuto insomma per la continuazione, la difesa e la trasmissione di tutte le tradizioni del Piemonte di una volta. Sicuramente, dicono in tanti, a quest'ora sarà a sfilare da qualche parte con l'uniforme storica.

I ricordi degli amici

Tra gli amici che hanno ricordato Vittorio Gambotto in questi giorni c'è il parroco don Diego Goso: "Ricordo un amico che sapeva volermi bene davvero. Ricordo un testardo come pochi che però sapeva chiedere scusa quando si accorgeva di aver sbagliato. Ricordo un uomo di un altro tempo che viveva in questo secolo dove tutto cade a pezzi del suo mondo e ne soffriva. Ricordo un furbo così ingenuo che alcuni se ne approfittavano. Ricordo un ingenuo così furbo che lo sapeva e li lasciava fare. Ricordo uno arrabbiato con tanti perchè se era convinto di farcela lui dovevano farcela tutti. Ricordo un maestro in tante cose, con mani da artigiano e gusto da poeta. Ricordo un uomo di cultura ma costruita da solo, leggendo la notte, pagina dopo pagina, travestito da campagnolo. Ricordo un uomo esagerato nella festa perché alla fine era rimasto bambino e non sapeva smettere. Ricordo un vero amico di San Giuliano a cui parlava con il cuore, nel suo scranno dietro l’altare, nella penombra della nostra bella Chiesa. Smonta la guardia Vittorio, il tuo servizio è finito. Grazie di tutto, fratello mio!".

Un altro amico su Facebook lo piange così: "Però non si fa così Vittorio. Te ne sei andato senza neanche salutare. Senza bere insieme l'ultimo bicchiere di Barolo Chinato. Senza cantare insieme un'ultima canzone. Senza raccontare un'ultima storia di un passato ormai antico, che solo tu eri riuscito a salvare dall'oblio. Senza insegnarci ancora una cosa che ormai nessuno più sa fare. Senza ripeterci ancora una volta quanto fosse importante l'onore, ai vivi come ai morti. Senza incrociare un'ultima volta lo sguardo sul campo di battaglia, appena prima della carica, e gridare con tutta la forza 'Savoy!', la spada sguainata, in testa al Reggimento. Senza lamentarti un'ultima volta della vita, che in fin dei conti amavi molto più di quanto volessi far credere. Non si fa così, all'improvviso, non ce lo saremmo mai aspettati, da un Galantuomo come te. Ma ti verremo a cercare anche dove sei adesso, lassù, e continueremo dove abbiamo interrotto. Fino ad allora però, ci mancherai, non sai quanto...".

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