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Incidenti stradali Nichelino

"Pretendo il risarcimento per l'incidente in cui è morta mia madre"

Germana Cavallari, di Nichelino, morì in un incidente sulla Torino-Milano il giorno dell'Epifania del 2006. La figlia protesta stamattina davanti al Tribunale di Vercelli: "Stillicidio di dolore"

Era il giorno dell’Epifania del 2006, 5 anni fa. Nove del mattino, cielo sereno, autostrada A4 Torino-Milano deserta. All'altezza del casello di Carisio una Seat Ibiza invase la corsia opposta per la presenza di un cantiere, andando a schiantarsi contro una Fiat Punto con a bordo tre persone che viaggiava nella direzione opposta. Nell'impatto morirono due delle persone a bordo dell'auto colpita: Germana Cavallari di 67 anni, di Nichelino, e Riccardo Cavagna, 33 anni di Moncalieri. Si salvò Giorgia Bellan, che avrebbe dovuto sposarsi a breve con Cavagna: la Bellan riportò gravi ferite alla schiena e al fegato nell'impatto.

LUNGA BATTAGLIA - Sandra Visconti Mangolini, zia di Giorgia e figlia di Germana, ha portato avanti da allora una lunghissima e ostinata battaglia per tenere vivo il ricordo della madre e del nipote. Perché sulla Torino-Milano quei cantieri, proprio in quei mesi, avevano causato tanti altri incidenti, spesso mortali. Il tribunale di Vercelli condannò l'uomo alla guida della Ibiza a sei mesi di reclusione con la sospensione condizionale della pena più quattro mesi di sospensione della patente.

SEGNALETICA - I familiari non hanno mai voluto scaricare le colpe sul giovane ventitrenne che invase a bordo della sua auto la corsia opposta. In tanti hanno sempre pensato che i lavori in corso fossero la vera causa dei tanti incidenti su quel tratto. Lavori in corso ben noti a chi tutti i giorni viaggiava sulla Torino Milano, obbligati a pericolosi slalom tra un cantiere e l'altro, tra una corsia e l'altra, all'epoca senza barriere new jersey. Riccardo Formica, presidente dell’ente gestore dell’autostrada, dichiarò all'epoca agli organi di stampa che la ragione dei numerosi incidenti era l'eccessiva velocità.

"LO FACCIO PER MIA MAMMA" - Cinque anni dopo Sandra Visconti Mangolini vuole giustizia. Abbiamo parlato con lei. "Il 6 gennaio 2006 mia mamma Germana Cavallari, mia nipote ed il suo convivente (si sarebbero sposati a settembre dello stesso anno) erano diretti a Monza dove abita una sorella di mia madre che li aspettava per festeggiare l’epifania. Dopo l'incidente noi tre sorelle siamo state avvisate dai carabinieri due o tre ore dopo il fatto. Mio padre era in quel momento a Italba (provincia di Ferrara) a pranzo da suo fratello gemello (la rai locale aveva già dato la notizia e per fortuna lui non stava guardando)".

per tribunale 3 copia per web-2"Non sto a raccontarti  -dice Sandra- la disperazione di quel momento e dei giorni a seguire. Siamo andati avanti e indietro dall’ospedale di Vercelli dove mia nipote Giorgia era ricoverata, e mia madre e mio nipote erano all’obitorio. Nell’immediato tutti i giornali hanno scritto pagine e pagine riguardanti l’incidente anche perché erano morte alcune persone il mese prima (sempre per lo stesso motivo) e moriranno purtroppo altre persone nel mese successivo (febbraio). Secondo me l’autostrada in tutto questo ha un’altissima percentuale di colpa… le corsie nell’intersecarsi sono divise da birilli di plastica alti 50 centimetri! Ho portato avanti fino a quando ho potuto la mia causa, fino a quando i giornalisti erano interessati al caso, poi più nessuno si è fatto vivo (forse era periodo di elezioni, non ricordo)".

ODISSEA RISARCIMENTO - "Da allora è iniziata l’odissea per stabilire chi come e quanto doveva risarcire la mia famiglia. Cinque anni di udienze, dodici in tutto, oggi ancora una volta saremo tutti presi in giro e rimandati a casa per qualsiasi cavillo burocratico, perché qualcuno non si presenterà, perché non vogliono pagare il massimale richiesto dal nostro avvocato. Stanno facendo di tutto per farci dissuadere dal continuare questo stillicidio di continuo dolore che si rinnova ad ogni udienza".

"Ma oggi, 28 di settembre, compleanno della mia mamma, io ho deciso che sarò qui, con i tre cartelli che ho fatto stampare apposta, a protestare silenziosamente. Voglio arrivare presto davanti al tribunale di Vercelli perché li possano vedere gli avvocati ". I cartelli sono un minuzioso collage di tutti gli articoli di giornale che hanno trattato la vicenda nel corso degli anni".


PROTESTA DAVANTI AL TRIBUNALE - "L’udienza sarà alle 10.40. Salirò in aula - dice Sandra - e spero di essere ascoltata per un minuto. Non dirò molto, chiederò loro se qualcuno si ricorda che oggi Cavallari Germana avrebbe compiuto 73 anni, che era una persona umana, che era una “trasportata” e che non c’entra nulla con le loro diatribe. Siamo stanchi di andare avanti e indietro come dei cretini, stanchi che si pronunci il nome di mia madre associato ad un numero di “causa”… basta. Oggi non so dove portare i fiori alla mia mamma, al cimitero non ci vado perché mi sento impazzire. Li porto qui, in tribunale, dove sono venuta a chiedere giustizia per lei".

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