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Venerdì, 7 Ottobre 2022
Incidenti stradali

Morta in un incidente sull'autostrada Torino-Savona, l'autista del furgone aveva lavorato 19 ore: condannati i vertici di una cooperativa

Sentenza pilota e anche processo parallelo per caporalato

Il 6 giugno 2015 la torinese Chiara Riccomagno morì a soli 22 anni in un incidente stradale avvenuto sull'autostrada Torino-Savona a Cervere (Cuneo). A oltre sei anni di distanza la giustizia ha scritto una verità diversa rispetto a quella di un banale quanto tragico fatto imputabile solamente alla strada e all'uomo che guidava il furgone Fiat Ducato che, diretto verso Torino e a bordo di cui viaggiavano cinque persone, uscì di strada quella notte. Secondo la giudice Claudia Beconi del tribunale di Asti che ha pronunciato la sentenza di condanna ieri, martedì 27 luglio 2021, la responsabilità va condivisa con i datori di lavoro della cooperativa per cui l'uomo e anche la ragazza lavoravano come scaffalisti in un supermercato a Centallo (Cuneo). Lui aveva appena concluso un turno massacrante, di 19 ore.

Il conducente aveva già patteggiato una pena di quattro mesi e 13 giorni con la sospensione della patente per un anno. A mitigare la pena c'era anche il fatto che Chiara Riccomagno viaggiava senza indossare le cinture di sicurezza. Era stata sbalzata fuori dal furgone. Più gravi, invece, sono state ritenute le responsabilità del presidente della cooperativa Elpe, condannato a un anno e otto mesi, e del caposquadra della stessa, condannato a un anno e quattro mesi. Assolto invece il responsabile del servizio prevenzione e protezione. Gli imputati sono stati difesi dagli avvocati Stefano Comellini, Mauro Sgotto e Piergiorgio Chiara. Si sono dichiarati innocenti, negando il nesso di causalità tra la mole di lavoro a cui era stato sottoposto l'autista e l'incidente e tra quest'ultimo e la morte della vittima.

Dall'inchiesta sull'incidente ne è scaturita una seconda, conseguente alle dichiarazioni sul turno di lavoro dell'autista, della procura di Torino. Il procuratore aggiunto Vincenzo Pacileo contesta allo stesso presidente della Elpe e ad altri otto imputati (in alcuni casi presidenti di cooperative collegate) il reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro per turni massacranti, mancati riposi, straordinari non pagati e contratti difformi rispetto a quelli nazionali. Tutti sono stati rinviati a giudizio e il processo nei loro confronti inizierà il 12 maggio 2022.

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