Mercoledì, 22 Settembre 2021
Cronaca

Doping, gli interrogatori shock: "Mi dopavo per andare più forte"

I corridori si sottoponevano a veri e propri cicli di Epo. Tra gli arrestati c'é chi ha detto che riusciva a coprire, nel corso di un anno, 18 mila chilometri. Lunedì verranno ascoltate le persone ai domiciliari

Il tribunale

Doping e sport amatoriale, un binomio portato drammaticamente alla luce dall'inchiesta di Torino. "Non volevo essere da meno degli altri": sembra essere in definitiva questo il senso delle parole pronunciate davanti al giudice da uno dei ciclisti dilettanti arrestati in un'inchiesta sulla diffusione del doping nello sport amatoriale. Solo alcune delle otto persone finite in carcere sono comparse a Palazzo di Giustizia per l'interrogatorio di garanzia: quasi tutti hanno ammesso gli episodi contestati. Lo scenario che si presenta al gip Giuseppe Salerno e al pm Gianfranco Colace è quello di un'abitudine diffusissima, tragicamente "normale" per chi pratica il ciclismo anche a solo a livello amatoriale. I cosiddetti "ciclisti della domenica". "Mi dopavo perché così andavo più forte", ha spiegato uno degli indagati, operaio in una ditta di telefonia. Ad essere falcidiata dalla raffica di ordinanze di custodia cautelare è la Miccoli, squadra amatoriale tra le più competitive e conosciute del Piemonte. In manette è finito anche l'imprenditore torinese Marco C., ciclista lui stesso oltre che sponsor del team: "Sono finito in questo giro e mi sono fatto prendere dalla voglia di vincere. Ma non ho mai venduto sostanze a nessuno". Sbagliato però ipotizzare l'esistenza di un "sistema Miccoli": uno degli interrogati, ad esempio, ha confermato agli inquirenti di avere iniziato con il doping molto prima di essere tesserato per la squadra. Secondo quanto si apprende i corridori si sottoponevano a veri e propri cicli di Epo, dal costo di 500 euro l'uno. Servivano per non sentire la fatica durante l'allenamento - aumentando così la quantità di chilometri percorsi - e per accelerare i tempi di recupero. Tra gli arrestati c'é chi ha detto che riusciva a coprire, nel corso di un anno, 18 mila chilometri, e chi ha spiegato che per comprare i medicinali vietati arrivava a spendere tremila euro. Emerge fra le altre una storia emblematica. Tra le persone indagate figura un giovane ciclista che veniva descritto come "uno che prima di doparsi riusciva a stento a restare nel gruppo", che poi ad un certo punto ha cominciato a collezionare vittorie, raggiungendo quota quaranta. Gli avvocati difensori (Paolo Pacciani, Gianluca Giaraffo, Domenico Peila, Andrea e Michele Galasso) hanno chiesto la revoca o un'attenuazione della misura cautelare. Nel corso dell'udienza è stato affrontato anche il capitolo culturismo con interrogatorio di Gianfranco F., boby builder di fama internazionale. L'avvocato Ombretta Gatti dice a tal proposito: "Il mio assistito ha risposto a tutte le domande e si è messo a disposizione per chiarire ogni profilo della vicenda. Ma non si deve parlare di confessione: il termine non corrisponde al contenuto delle dichiarazioni rese dal mio assistito". Non è finita qui, ovviamente. Lunedì verranno ascoltate le persone finite agli arresti domiciliari. In Procura c'é attesa per i verbali di D.P., noto nell'ambiente come "il farmacista", che verrà interrogato a Pavia per rogatoria.

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