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L'inceneritore

L'inceneritore

Inceneritore del Gerbido, i primi dati sul monitoraggio (a impianto spento): "Normali"

Presentati i risultati del più vasto controllo eseguito in Europa sulle popolazioni che vivono vicino ad un inceneritore. I valori riscontrati sarebbero nella norma ma sono relativi al periodo giugno-luglio 2013 quando l'impianto era spento

Nove mesi dopo l'inizio della fase di collaudo (il 19 aprile) lo stato di salute complessivo della popolazione residente da almeno 5 anni nell’area intorno all'inceneritore del Gerbido è nella norma: "non vi sono importanti differenze tra la Asl TO3 (nell’area di ricaduta prevalente delle emissioni), e l’ASL TO1 (fuori dall’area di ricaduta)", si legge sul sito dell'Arpa Piemonte.

A dirlo sono i risultati del primo programma di biomonitoraggio, realizzato da SPoTT nei mesi di giugno e luglio 2013, riguardanti i dati relativi allo stato di salute generale, agli esami ematochimici di base e ai livelli di accumulo di metalli prima dell’avvio dell’impianto.

L'indagine presentata il 29 gennaio presso il Comune di Torino. "Si tratta del più ampio programma di monitoraggio sulla popolazione che vive a ridosso di un inceneritore mai effettuato in Europa", spiega l'Arpa Piemonte. Il controllo è stato condotto da quest'ultima, assieme all’Istituto Superiore di Sanità, al Servizio di Epidemiologia, all'Asl To1 e all'Asl To3. Coinvolti 198 cittadini a ridosso del Gerbido, 196 al di fuori dell’area di ricaduta, 13 allevatori nei pressi dell’impianto e 23 addetti dell’inceneritore.

A giugno-luglio 2013, a impianto spento, sono stati eseguiti prelievi di urine e sangue per la ricerca di metalli, PCB (policlorobifenili), diossine e IPA (Idrocarburi Aromatici Policiclici), dei comuni parametri ematochimici di base utili ad un inquadramento dello stato di salute generale, di una selezione di test ormonali, della misurazione della pressione arteriosa e della funzionalità respiratoria. Tutte le persone sono state intervistate per raccogliere dati sulle abitudini alimentari e voluttuarie utili per l’interpretazione dei risultati, e sulla percezione del rischio.

In tutti questi soggetti i livelli di metalli nelle urine e di piombo nel sangue sono risultati simili a quelli di altri cittadini italiani. Unica eccezione: il tallio e il palladio, significamente più elevati; ma, secondo la ricerca, sarebbero da ricollegarsi agli effetti delle marmitte catalitiche e alla concentrazione di processi industriali a Torino, maggiore rispetto ad altre zone d’Italia.

Ennio Cadum, responsabile del Dipartimento di Epidemiologia e salute ambientale dell’Arpa Piemonte che ha condotto le analisi statistiche, commenta: “I risultati permettono una valutazione di base utile a controlli futuri".

Nelle scorse settimane l'inceneritore è stato oggetto di oggetto di fortissime contestazioni da parte del Coordinamento No Inceneritore Rifiutizero Torino a causa "dei continui guasti con frequenti superamenti delle soglie di emissione delle sostanze nocive, per le visibili emissioni di fumo che potrebbero essere indice di malfunzionamento dell'impianto, per gli odori oramai diventati insopportabili".

In seguito alle proteste e alla convocazione d'urgenza di una riunione del Comitato locale di controllo (l'organo permanente che accompagna l’attività di progettazione, realizzazione e gestione condotta dalla Società affidataria, sede in cui avviene il confronto tra i soggetti facenti parte del Comitato stesso e la Società affidataria nelle fasi di sviluppo del progett) avvenuta il 16 gennaio, lo scorso 23 gennaio l'azienda che gestisce l'impianto, la Trm, ha pubblicato un comunicato stampa nel quale annuncia una settimana di chiusura: "Nella prima metà di febbraio, per circa una settimana, verrà effettuato un periodo di fermo programmato delle tre Linee del termovalorizzatore finalizzato a realizzare gli interventi tecnici che si sono resi necessari a seguito dei test effettuati nella prima fase dell’esercizio provvisorio dell’impianto".

"Durante questo periodo, il conferimento dei rifiuti proseguirà regolarmente – senza, quindi, arrecare alcun danno al sistema di gestione dei rifiuti - grazie alla capienza della fossa di stoccaggio che consente di accumulare oltre 20.000 tonnellate di materiale. Questo intervento consentirà di passare all’ultima fase dell’esercizio provvisorio in cui l’impianto sarà sottoposto a prove di collaudo finali per il successivo passaggio di gestione dall’Appaltatore (CNIM) a TRM", conclude la nota.

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