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Raid nel campo nomadi per una violenza inventata, sei condanne

Nel 2011 una ragazzina di 16 anni inventò una violenza sessuale nei suoi confronti da parte di due rom. Qualche giorno dopo diverse persone bruciarono baracche e roulotte nel campo nomadi della Continassa

Era il dicembre del 2011 quando a Torino la storia inventata di uno stupro era culminata con un rogo appiccato a roulotte e baracche rom alla cascina Continassa. A tre anni e mezzo di distanza arrivano le condanne per quello che fu un gesto largamente condannato. Sei le persone condannate, con pene che vanno dai 3 anni ai 6 anni e mezzo, aggravate dall'odio razziale.

La sentenza letta dal giudice Paola Trovati ha parlato di incendio doloso, resistenza e violenza a pubblico ufficiale e, appunto, odio razziale. Esclusa invece l'ipotesi di ostacolo ai soccorsi.

Per quell'incendio erano otto gli imputati, tutti appartenenti a gruppi ultras della Juventus: sei sono stati condannati, uno si è visto assolto "per non aver commesso il fatto" e per l'ultimo ancora non è stata emessa sentenza perché per ragioni di salute la sua posizione è stata stralciata.

Il rogo fu appiccato dopo che una ragazzina di 16 anni denunciò una violenza sessuale subita nel quartiere Vallette. Disse che erano stati due rom e, durante una manifestazione di solidarietà nei suoi confronti, decine di persone si staccarono dal serpentone avviandosi verso il campo nomadi della Continassa. Ci vollero un paio d'ore per i vigili del fuoco per spegnere le fiamme accese. Qualche giorno più tardi la sedicenne confessò di essersi inventata tutto.

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