Martedì, 18 Maggio 2021
Cronaca Corso Vercelli, 165

Weekend di fuoco nel carcere di Ivrea: un incendio, un'aggressione e un tentato suicidio

Tre situazioni critiche che sono state affrontate dalla polizia penitenziaria, a volte anche da agenti isolati

Il carcere di Ivrea

Weekend di fuoco, e non solo in modo figurato, all'interno del carcere di Ivrea.

La sera di sabato 20 maggio 2017 un detenuto 20enne marocchino, accusato di ricettazione e altri reati, ha appiccato il fuoco al materasso della cella usando il fornellino in dotazione. L'intera sezione è stata invasa dal fumo e un poliziotto penitenziario, benché fosse da solo, ha salvato il giovane che si era rinchiuso nel bagno e che era semi-svenuto.

La mattina di domenica 21, invece, un detenuto italiano di 48 anni, accusato di rapina e altri reati, ha sferrato, senza alcuna ragione scatenante, un violento pugno all’agente di servizio nella sezione in cui si trova. Il poliziotto è stato soccorso dagli altri detenuti.

Poco dopo, all'ora di pranzo, un altro detenuto straniero ha tentato di suicidarsi con un cappio rudimentale ricavato da un lenzuolo legato alla grata della finestra della cella ed è stato salvato dagli agenti di polizia penitenziaria in servizio.

A denunciare tutti gli episodi è l’Osapp (Organizzazione sindacale autonoma polizia penitenziaria) per voce del segretario generale Leo Beneduci: “Sempre più evidente - sostiene - è l’incapacità degli enti dell’amministrazione penitenziaria, a partire dai vertici romani, di provvedere ad una gestione oculata, trasparente ed economicamente produttiva delle carceri italiane in cui soprattutto le normali attività non si svolgano se non al quotidiano prezzo del danno all’incolumità personale degli agenti di polizia penitenziaria in servizio negli istituti di pena. Se, esistesse infatti, in Italia una politica degna di tale nome dovrebbe domandarsi come mai, diminuita negli ultimi tre anni del 25% la popolazione detenuta grazie a tre leggi svuota-carceri, si siano duplicati reati, danneggiamenti risse ed aggressioni e siano tutt’altro che diminuiti i suicidi tra i reclusi, tra l’altro, con un aggravio di spese ed un incremento dei rischi a carico della collettività che solo gli sciocchi possono oramai fingere di ignorare. Per l’istituto di Ivrea è innegabile l’esigenza di verificare, da subito, la gravissima situazione riferita all’organico di polizia penitenziaria, pena la certezza di ulteriori e più gravi danni oltre che per i poliziotti penitenziari per tutti i cittadini italiani. L’avvicendamento degli attuali vertici sarebbe il primo passo per iniziare un serio cammino di riforme nell’amministrazione penitenziaria”.

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