In quadro del '500 i segni dell'ictus futuro: la scoperta dell'Università di Torino

Nell'autoritratto di El Greco, risalente a fine XV secolo, gli studiosi dell'Università di Torino hanno scoperto i segni del male che avrebbe causato la morte del pittore 14 anni dopo

“Portrait of an Old Man”

“Avere la morte dipinta sul volto” non è più solo un modo di dire, grazie a una ricerca dell'Università di Torino che dimostra come El Greco, pittore ellenico vissuto tra '500 e '600 in Spagna e Italia, abbia dipinto nel suo autoritratto tutti i segni dell'ictus che lo avrebbe portato alla morte solo quattordici anni dopo.

La rivista scientifica “Journal of the Neurological Sciences” ha pubblicato i risultati di una ricerca del Dipartimento di Scienze della Sanità Pubblica e Pediatriche (DSSPP) dell’Università di Torino, in collaborazione con l'Università Autonoma di Madrid e un centro di ricerca del New Mexico (USA), che identifica i segni di un ictus nel celebre autoritratto “Portrait of an Old Man” conservato al Metropolitan Museum di New York, che il pittore dipinse tra il 1595 e il 1600.

Attraverso l’iconodiagnostica, la disciplina che applica la diagnosi medica allo studio delle opere d’arte, la dottoressa Raffaella Bianucci, paleopatologa e antropologa della sezione di Medicina Legale all’Università di Torino, il neurologo Otto Appenzeller della New Mexico Health Enhancement and Marathon Clinics Research Foundation, e lo storico dell’arte e biografo del pittore Fernando Marìas (Università Autonoma di Madrid), hanno identificato i segni di un ictus a livello del lobo parietale destro nel ritratto “Ritratto di un uomo vecchio”.

Studiando il dipinto, i ricercatori hanno identificato nel pittore una malformazione oculare (enoftalmo congenito), forse a causa di uno scorretto sviluppo all’interno dell’utero, che porta a una asimmetria nella posizione dei due occhi: secondo i ricercatori, El Greco soffriva di strabismo e di ambliopia (o occhio pigro).

La fronte sinistra meno corrugata; l’orecchio più grande e di forma diversa; i muscoli del volto e le pieghe del naso; l’angolo sinistro della bocca leggermente incurvato; i peli dei baffi del lato sinistro più lunghi e la barba lunga, che suggeriscono un’impossibilità di pettinare la parte sinistra del suo volto: questi segnali letti insieme, secondo il team di ricercatori, possono rappresentare i sintomi di una possibile lesione parietale destra con una conseguente perdita parziale di consapevolezza del lato sinistro del volto.

In sostanza quando El Greco pennellò il suo autoritratto si era già ripreso da una lesione e aveva ricominciato a dipingere. Poi, nel 1608, fu colpito da un secondo ictus: due anni dopo recuperò parzialmente la capacità di scrivere ma nel 1614, anno della sua morte, la sua firma risultava completamente irriconoscibile.

Ora lo studio condotto dimostra quindi che El Greco soffrì di una serie di eventi ischemici che ebbero inizio all’incirca 14 anni prima che si manifestasse l’ultimo episodio che lo condusse alla morte. E a scoprirlo è la stessa dottoressa Bianucci dell'università torinese che pochi mesi fa aveva scoperto un'altra diagnosi straordinaria in un quadro di Mantegna (LEGGI LA STORIA).

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