Domenica, 17 Ottobre 2021
Cronaca Cavoretto / Corso Moncalieri

Un sabato di follia che poteva finire peggio: "Aveva minacciato una strage"

Giuseppe Virdò, l'uomo ucciso dalla Polizia in corso Moncalieri, si era accorto della gravità della situazione e voleva "portarne il più possibile con sé". Dopo il sequestro di una guardia giurata ha proseguito la sua corsa verso il nulla

Giuseppe Virdò continuava a ripetere che quello sarebbe stato il suo ultimo giorno. L'uomo che ha sconvolto il sabato pomeriggio torinese, sequestrando una guardia giurata in via Garibaldi e poi minacciato la Polizia di fare una strage, prima di essere ucciso da un colpo sparato dagli agenti, non era in sé. A raccontare la follia è l'amico con cui era sulla Fiat Multipla poco prima di morire. Quell'amico accorso quando, dopo il sequestro di persona, quando ormai Virdò sapeva di aver fatto qualcosa che gli sarebbe costato caro, più di tutte le altre volte che era stato giudicato colpevole per reati legati alla droga e alle rapine.

"Mi ha detto che questa volta avrebbe voluto chiudere alla grande, portandosi il maggior numero di persone con sé", avrebbe detto l'amico alla Polizia raccontando gli ultimi minuti di vita di Virdò. Versione confermata anche dalla guardia giurata Roberto Vigorito, chiamato nel primo pomeriggio dalla commessa del negozio "Shock" di via Garibaldi perché un uomo si aggirava con fare sospetto davanti la vetrina del punto vendita. Sembrava non ci fosse nulla di strano, fino a quando Giuseppe Virdò ha mostrato al vigilantes la pistola nascosta, intimandogli di salire in auto (una Opel Corsa) e di andare dove diceva lui. "Ammazzerò tutti", continuava a ripetere sulla vettura di servizio della guardia, puntandogli contro una pistola e dando indicazioni tutt'altro che precise sulla strada da prendere.

Durante la corsa sulla Opel Corsa scatta la chiamata all'amico in cui annuncia le sue cattive intenzioni. Arrivato alla Gran Madre abbandona il vigilantes e sale sulla Fiat Multipla in cui lo aspettano l'amico, che forse lo vuole far ragionare, e un'altra donna. Ormai però è tardi per riavvolgere il nastro e far finta che non sia successo nulla. Una decina di minuti prima la guardia giurata aveva dato l'allarme in centrale con una parola in codice e la Polizia era già in arrivo. Tre e poi quattro volanti hanno accerchiato la Multipla: l'amica e l'amico di Virdò sono scesi con le mani alzate, quest'ultimo invece ha tirato fuori le due pistole (una sua e una rubata al vigilantes) e ha minacciato di compiere una strage. Prima che tutto finisse c'è stato ancora spazio per un tentativo di fuga a bordo di un'auto della Polizia, ma al secondo tentativo di sparare contro gli agenti è stato freddato.

A breve inizieranno gli interrogatori per capire meglio le dinamiche e perché di un sabato pomeriggio di follia. Tra le ipotesi c'è anche quella che Giuseppe Virdò non fosse lucido per l'assunzione di sostanze stupefacenti. Al vaglio anche la posizione dell'uomo e la donna che erano con lui sulla Fiat Multipla, ma questi dovrebbero essere totalmente innocenti.

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