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Il gestaccio di Fassino in Sala Rossa, "Sindaco, si dimetta"

Ad oltre una settimana dal dito medio ai tifosi granata l'argomento si è discusso anche in Consiglio comunale. Ha parlato anche lo stesso Fassino, dicendo che ha reagito alla violenza e alla minaccia fisica

La polemica per il gesto fatto dal sindaco Piero Fassino il giorno della commemorazione del Grande Torino, quel dito medio finito su tutti i giornali e i tg nazionali, muove ancora le polemiche sia del mondo granata, sia di molti consiglieri comunali. E' approdata anche in Sala Rossa, come primo punto di una lunga discussione che ha visto anche il primo cittadino dire la sua, dopo il doppio comunicato stampa con cui prima aveva smentito quanto fatto, e il secondo in cui si rammaricava.

Un confronto duro quello tra il sindaco e gli eletti del Consiglio comunale, quelli che, teoricamente, rappresentano chi più chi meno diversi cittadini. Fassino ha parlato all'intera città, dicendo di avere accettato l'invito del Presidente della Fondazione Filadelfia, Cesare Salvadori, perché una sua apparizione il giorno del 4 maggio sarebbe stata utile. Parole che non sono coincise con i fatti. Dopo un primo momento di tensione, sdrammatizzato, quando il sindaco è salito sul palco, è avvenuto il "fattaccio". "Sceso dal palco è iniziato un lancio di pietre e di lattine di birra, accompagnato da offese a me e alla mia famiglia - ha detto Fassino in aula -. Ho reagito alla violenza e alla minaccia fisica, ho reagito a chi voleva impedire di parlare a me e a tutti i torinesi che rappresento, con un gesto di reazione umana e istintiva, avendo negli occhi le tragiche immagini dei recenti scontri nei pressi dello Stadio Olimpico di Roma. Mi sono ribellato a una cieca prevaricazione e ho subito ribadito di non aver rivolto offese ai tifosi granata. Se qualcuno, non tra gli aggressori, ma tra i tifosi granata - ha concluso -, si è sentito ferito, mi dispiace davvero, me ne rammarico sinceramente, ma ripeto: ho reagito per porre un argine alla cieca prevaricazione dell’abuso muscolare".

Parole, quelle del sindaco, che hanno colpito diversi consiglieri, ma in negativo, aggravando ulteriormente il pensiero espresso di seguito. Tra questi quello di Vittorio Bertola, il consigliere del Movimento 5 Stelle che ha filmato e pubblicato in rete il video che ha sbugiardato Fassino. "Questo Comune è sempre di più un asilo - ha esordito Bertola -. Non si è mai visto un sindaco che reagisce con il dito medio ai propri cittadini, tra l'altro non si è neanche scusato". Per il grillino, così come per altri suoi colleghi e per molti torinesi, il problema non è tanto nel gestaccio fatto (che comunque a detta di tutti andava evitato), ma nelle "bugie" dette dopo, in quel comunicato con cui smentiva categoricamente di aver fatto una cosa del genere. "In ogni paese civile un sindaco che fa una cosa del genere si dimette - ha aggiunto ancora Bertola -. L'aggressione ricevuta, in cui lei descrive pietre e bottiglie tirate, non c'è mai stata. Io ero lì e ho assistito a tutto. Il problema è che la gente non ne può più delle auto blu e dei comizi elettorali ovunque". Bertola conclude il suo discorso con la richiesta al sindaco di dimettersi.

Non ha chiesto le dimissioni, ma una richiesta di fiducia alla Sala Rossa, il consigliere Maurizio Marrone. Durante la lunga discussione c'è anche chi ha difeso Fassino, in particolare la maggioranza. "Questa vicenda deve sollecitare ciascuno di noi a non accettare che la violenza, l’intimidazione, la prevaricazione mettano radici nella nostra città - ha concluso Fassino -: ne va della tenuta della convivenza civile”.

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