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Ospedale Martini, la sfida della Regione per ritrovare la quiete

Le voci parlano di una chiusura prossima dell’ospedale Martini, l’assessore Antonio Saitta mette un punto fermo: “L’ospedale non chiude ed entro il 31 dicembre dimostreremo come sia una struttura fondamentale”

“Nessuno vuole chiudere il Martini”, parole dette con tono sicuro dall’assessore alla Sanità della Regione Piemonte, Antonio Saitta, a operatori, primari e medici dell’ospedale di via Tofane incontrati dopo che voci di corridoio hanno parlato di una struttura sanitaria vicina alla chiusura. Ma non sarebbe così. 

Il Martini rischia in realtà un declassamento: a interessarsi della questione è stato il Ministero della Salute, il quale ha posto un asterisco e ha chiesto a Chiamparino e Giunta perché l’ospedale dell’Asl To1 dovrebbe continuare a essere classificato come Dea di primo livello. La risposta è attesa entro la fine dell’anno, ma le premesse sembrano essere buone. “Ci siamo impegnati a dimostrare la specificità del Martini - ha spiegato l’assessore -. Con il nuovo direttore Giovanni Soro abbiamo già fatto un cambio di rotta e programmato azioni concrete che possano dimostrare il miglioramento del servizio”. Tra gli atti già assunti c’è la riprogrammazione delle quattro aree, la strutturazione di percorsi interni e il completamento dei lavori di ristrutturazione sospesi nel 2013, che avranno un costo di 17 milioni di euro. “Non si può fare a meno del Martini. Il mio impegno è quello di tenere tutto sotto controllo e sotto pressione”.

Dalle parole di Saitta è emerso un fatto che coinvolge tutta la Sanità regionale. La Regione è ancora commissariata e lo sarà almeno fino al prossimo anno quando, grazie al rientro di 400 milioni di euro all’anno, si tornerà con i conti a posto. Il taglio però non è fatto sui servizi - parole dell’assessore - ma sugli sprechi. “Le nostre scelte non sono dettate dall’economia. Dobbiamo salvare la Sanità riducendo gli sprechi perché i problemi ci sono, ma sono soprattutto di gestione”. 

La battaglia dell’uomo scelto da Chiamparino sarà dunque volta a ridurre gli sprechi. In che modo? Uno è quello dell’accorpamento - “accorpare non vuole dire eliminare” - perché ci sarebbe più sicurezza per i cittadini, tranquilli di poter interagire con aree e reparti attivi. “Non tenere conto degli accorpamenti vorrebbe dire non tenere conto dei cittadini”.

Passato il momento buio, sarà l’ora di iniziare a investire per rilanciare tutta la Sanità piemontese. Le prime cose da fare sono attinenti alla modernizzazione delle attuali strutture, soprattutto per garantire maggiore sicurezza. Poi tocca alla strumentalizzazione che in troppi casi risulta essere inadeguata e vecchia. “Sono convinto che salveremo la Sanità pubblica - ha concluso Saitta -. Crediamo che i nostri figli non avranno la pensione, facciamo almeno che abbiano la Sanità pubblica”.

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