Furti nei cantieri e riciclaggio di mezzi di ingente valore: 7 persone nei guai

Reati commessi nelle province di Asti, Torino, Cuneo e Alessandria

Parte del materiale sequestrato e utilizzato per i furti

Eseguite sette ordinanze di applicazione di misura cautelare nei confronti di altrettante persone, italiane e albanesi, responsabili a vario titolo di furto, ricettazione e riciclaggio di macchine operatrici e caterpillar del valore di 200.000 euro ciascuno.

 A seguito dell’indagine, condotta dai militari della Compagnia di Canelli e diretta dalla Procura della Repubblica di Asti, è scattato il blitz che ha visto impegnati più di 50 carabinieri del Comando Provinciale di Asti insieme ai colleghi dei Comandi Provinciali di Torino, Cuneo ed Alessandria. 

Le attività investigative, condotte dai militari del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Canelli, sono state avviate nel mese di maggio scorso a seguito del furto di una pala gommata Caterpillar 950K avvenuto in Castagnole delle Lanze ai danni di una nota ditta del luogo. 

I Carabinieri dopo i primi accertamenti si sono messi sulle tracce di un sodalizio criminale specializzato nel furto di grossi mezzi da lavoro, che operava in tutta la zona del basso Piemonte, non solo nella provincia di Asti ma anche in quelle di Torino ed Alessandria.  Sono almeno 4 gli episodi di ingenti furti nei quali il sodalizio è coinvolto. Due arrestati sono stati condotti presso la Casa Circondariale di Torino, due ai domiciliari e tre con provvedimento di obbligo di dimora e presentazione autorità di polizia giudiziaria.  

La dinamica dei furti nei cantieri

I ladri effettuavano una serie di sopralluoghi nel cantiere dove veniva individuato il mezzo da rubare, quando i tempi erano maturi forzavano gli ingressi, arrecando molti danni alle strutture, e provvedevano a caricare la ruspa su un grosso autoarticolato. Tutto era calcolato nei minimi dettagli compresa la staffetta di auto “pulite” che precedeva e seguiva il convoglio per individuare eventuali posti di controllo delle forze dell’ordine. L’escavatore veniva poi nascosto in capannoni abbandonati spesso in luoghi isolati. 
All’interno di questi capannoni cominciava la seconda fase e cioè la “ripulitura” del mezzo.

Mezzi “ripuliti” per diventare irriconoscibili e poi venduti

Con attrezzature specializzate venivano ribattuti i telai al fine di dargli una nuova vita e renderli non rintracciabili ad eventuali controlli, talvolta se necessario venivano anche riverniciati.  Cominciava così la terza ed ultima fase che era quella di reimmettere il mezzo rubato nel mercato.

Gli arrestati avevano sviluppato nel tempo una fitta rete di contatti che gli permetteva senza troppe difficoltà di vendere il mezzo ad acquirenti italiani, una vera e propria sistema criminale che curava con scrupolo ed attenzione ogni fase delle operazioni descritte.
Nei cantieri non venivano solo rubati i costosi mezzi, ma anche il gasolio.

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Materiale sequestrato durante la perquisizione:

•       punzoni alfa numerici per contraffazione;
•       15 apparati radio scanner perfettamente funzionanti;
•       nr. 1 skimmer;
•       nr. 6 telefoni cellulari;
•       nr. 1 carabina aria compressa marca diana di libera vendita;
•       nr. 15 cartucce a salve cal. 8;
•       nr. 1 carabina giocattolo con cannocchiale priva del tappo rosso;
•       nr. 1 pistola a tamburo a salve priva del tappo rosso;
•       nr. 1 tirapugni con coltello incorporato;
•       nr. 1 giubbotto antiproiettile;
•       un flessibile portatile;
•       un avvitatore professionale;
•       nr. 5 targhe di veicoli di cui una provento di furto;
•       altro materiale utilizzato per la contraffazione ed alterazione dei numeri identificativi di telaio in fase di catalogazione.
 

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