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Luca Colosimo, tanti gli addii a uno degli arbitri più promettenti d'Italia

Per l'associazione degli arbitri era un punto fermo e uno di quelli su cui scommettere per il futuro. La sua vita però si è spezzata nella notte tra sabato e domenica proprio mentre era di ritorno da una partita

Sulla bacheca del suo profilo gli amici, i conoscenti e chi ha letto la sua tragedia continuano a lasciargli tanti messaggi. La morte di Luca Colosimo, massofisioterapista di trent'anni e arbitro di Lega Pro, ha lasciato un segno profondo nel cuore di tante persone. Quel ragazzo dagli occhi azzurri, un fisico atletico e "il sorriso più bello del mondo" era voluto bene per davvero.

Manca ancora una data certa per l'ultimo saluto a cui parteciperanno centinaia di persone. I funerali dovrebbero essere celebrati nella Parrocchia Sant'Alfonso, la chiesa vicino a dove Luca Colosimo è cresciuto e dove da bambino giocava all'oratorio.

Tra i tanti messaggi ricevuti, c'è quello scritto dall'Aia di Torino, l'associazione che lo aveva accolto qualche anno fa e con cui era diventato uno degli arbitri più promettenti d'Italia. Aveva arbitrato partite e squadre importanti Luca: campionato Primavera, amichevoli con Juventus, Sampdoria e tanti altri club. Le dodici presenze collezionate quest'anno la dicevano lunga sul suo rendimento. Tutto un crescendo, fino alla tragica notte tra domenica e lunedì.

Di seguito quanto ha scritto l'Aia di Torino sul proprio sito.

Un'immane tragedia per i genitori e i nonni, in primis, per la fidanzata e i parenti e gli amici più stretti, ma anche per la Sezione di Torino e per tutta l'AIA, che considerava Luca un proprio figlio, di cui essere orgogliosi. Quando un giovane decide di frequentare un corso per diventare arbitro di calcio entra a far parte in una seconda famiglia parallela che lo aiuterà a crescere come atleta e come uomo. Purtroppo, la vita tende spesso ad ingannarti e a lasciarti irrimediabilmente costernato. Quando sai di poter realizzare un sogno meraviglioso, quando sei in dirittura di arrivo per approdare ai vertici della CAN e, soprattutto, quando un Presidente di Sezione sente che si potrà coronare un ambizioso progetto per un proprio associato, ecco che all'improvviso e inspiegabilmente, devi abbandonare tutto per ciò che in altri piani, quelli celesti, è stato deciso. Sì, sopprimere il soffio di una vita a vantaggio di quello che un poeta dell'Africa Birago Diop chiamava, "Il soffio degli antenati".

"Ascolta più spesso ciò che vive
ascolta la voce del fuoco
ascolta la voce dell'acqua
e ascolta nel vento
i singhiozzi della boscaglia:
sono il soffio degli antenati.
I morti esistono,
essi non sono mai partiti,
sono nell'ombra che s'illumina,
e nell'ombra che scende
nella profonda oscurità.
Sono nell'albero minaccioso
e nel bosco che geme,
sono nell'acqua stagnante,
sono nelle capanne,
sono nelle piroghe.
I morti non sono morti.
I morti esistono, non sono mai partiti,
sono nei seni della donna
sono nel bimbo portato dal suo corpo
sono nel tizzone che si accende
non sono sotto terra
sono nell'incendio che divampa
sono nelle erbe che piangono
sono nelle rocce che gemono
sono nella foresta, nelle abitazioni, nelle barche.
I morti non sono morti."

E tu, Luca, sei ancora sui campi di calcio a correre con un fischietto, e rimarrai per sempre nella memoria di tutti coloro che ti hanno amato ed apprezzato come figlio, come uomo e come arbitro.

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