Cronaca

Sei arrestati per una gigantesca frode fiscale: i proventi venivano reinvestiti per case-vacanza a Ibiza

Sequestrati beni per due milioni

Ibiza, dove il gruppo acquistava case vacanza con i proventi della frode

"Un articolato sistema criminoso finalizzato all’evasione fiscale mediante l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, per oltre tre milioni di euro" è stato scoperto dalla guardia di finanza di Torino, che ha arrestato sei persone nella giornata di ieri, martedì 19 febbraio 2019, e avviato il sequestrato di beni per due milioni e mezzo di euro (tra cui anche una ventina di orologi di pregio). A questi si aggiunge un appartamento del valore di 120mila euro in zona Santa Rita a Torino in quanto è stato venduto allo scopo di impedire all'Agenzia delle Entrate di entrarne in possesso.

Fulcro del sistema, che andava avanti almeno dal 2013, è un’affermata azienda di autotrasporti torinese, operante nel settore automotive per note case automobilistiche e che conta una trentina di dipendenti.

Gli ordini di custodia cautelare, emessi dal giudice Paola Boemio del Tribunale di Torino, sono giunte al termine di un’indagine condotta dal nucleo di polizia economico-finanziaria del capoluogo piemontese e coordinata dal procuratore aggiunto Marco Gianoglio e dal pm Mario Bendoni.

Gli arrestati sono i due amministratori dell'azienda di autotrasporti, marito e moglie, di Volvera, un avvocato civilista torinese (per cui è scattata anche l'interdizione dalla professione), la moglie di quest’ultimo, entrambi di Rivoli, e due amministratori di altre società, di Collegno e Giaveno. I due mariti, di 46 e 55 anni, sono finiti in carcere, tutti gli altri sono agli arresti domiciliari.

Il meccanismo della frode

Si è trattato di un complesso meccanismo fraudolento messo a punto dall'avvocato e in cui erano coinvolte dieci società compiacenti (alcune delle quali del settore delle pulizie) con sede tra le province di Torino e di Roma. Tra queste vi erano delle società fantasma, definite in gergo investigativo 'cartiere', che emettevano fatture per operazioni inesistenti in favore della società di autotrasporti torinese.

I finanzieri hanno accertato che i profitti della frode venivano fatti confluire su conti correnti esteri intestati a due società appositamente costituite ad Ibiza (riconducibili agli stessi indagati) e, dopo essere stati ripuliti, venivano utilizzati per l’acquisto di case vacanza in loco, dal cui affitto gli indagati ottenevano ulteriori guadagni. I proventi venivano anche utilizzati per l’acquisto di beni di lusso, tra i quali una Ferrari 812 Superfast, da cui ha preso il nome l’operazione, di immobili ubicati anche in prestigiose località sciistiche (in particolare a Sauze d'Oulx), nonché trasferiti in favore di società austriache per effettuare investimenti in prodotti finanziari.

Altre sei persone sono indagate per bancarotta fraudolenta: in concorso tra loro, avrebbero procurato il fallimento di due società emittenti le false fatturazioni, sottraendo loro risorse finanziare per più di due milioni.

In particolare, gli amministratori delle emittenti fallite, pur registrando in contabilità le operazioni derivanti dalle false fatturazioni, hanno omesso il versamento delle imposte dovute e, con la complicità di ulteriori soggetti, si sono sottratti fraudolentemente al pagamento delle imposte sui redditi e sul valore aggiunto.

Tutte le società emittenti delle fatture non pagavano l'Iva. Per due di queste è stato chiesto il fallimento in quanto lo stato di insolvenza verso il fisco superava i due milioni di euro.

"La cosa importante - dice il colonnello Roberto Sciarretta, comandante del gruppo tutela mercato capitali del nucleo polizia economico-finanzaria - è stato, in questo caso, risalire all'ideatore dell'operazione, che alla fine, grazie ai continui controlli, alla fine è venuto completamente alla luce".

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