Cronaca

"Tre anni e mezzo per le firme false dei Pensionati per Cota"

Sono state richieste dal pm Patrizia Caputo pene di tre anni e mezzo per Michele Giovine e di due anni e mezzo per suo padre. La vicenda risale alle ultime elezioni regionali piemontesi

Il caos per la vicenda delle presunte firme false della lista Pensionati per Cota alle ultime elezioni regionali del Piemonte è un ricordo ancora freschissimo per il mondo politico piemontese. Le polemiche non si sono mai sopite in tutti questi mesi.

Quest'oggi sono state richieste dal pm Patrizia Caputo pene di tre anni e mezzo per Michele Giovine e di due anni e mezzo per suo padre, Carlo, nel processo che li vede imputati. L'avvocato Cesare Zaccone, legale di Giovine, che ora è consigliere regionale, ha chiesto l'assoluzione.

Secondo l'accusa
, il 25 febbraio 2010 gli imputati non si trovavano a Gurro e Miasino, in provincia di Novara, dove sono state apposte le firme depositate per la presentazione della lista: lo proverebbe l'analisi delle loro utenze telefoniche. E non sarebbero stati lì neppure i firmatari dei moduli elettorali.

Il pm Caputo ha parlato anche di "un reiterato inquinamento probatorio mai visto prima", riferendosi al fatto che diversi testimoni sarebbero stati contattati e indottrinati prima delle loro deposizioni. Per i due imputati, l'accusa ha chiesto anche un risarcimento simbolico di alcuni euro (sei per Michele, cinque per Carlo) e l'interdizione dai pubblici uffici e il divieto di candidatura per cinque anni per Michele Giovine e per la durata della pena per il padre Carlo. La sentenza è prevista in giornata.
 

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