Venerdì, 22 Ottobre 2021
Cronaca

Festa della donna, i fiorai: "Tolleranza zero verso gli abusivi della mimosa"

Il rischio è che più del 50% del ricavato finisca nel mercato illegale. L'Associazione fiorai dell'Ascom ha scritto al Prefetto ed alle istituzioni

Il giro d’affari legato alla festa della donna? Oltre il 50% del suo ricavato può finire nel mercato illegale. È il timore espresso da Giovanni Barberis, presidente dell’Associazione Fiorai dell’Ascom torinese. La preoccupazione più grande è che il mercato nero possa incrementare ancora, “Mentre le nostre aziende continuano a chiudere: da oltre mille sono oggi in Torino e provincia poco più di 500”.

“Le cifre – prosegue –  sono ormai da anni a segno meno anche sotto l’aspetto delle vendite in generale e del business legato alle varie festività caratterizzate da sempre dal ‘dono floreale’, come nello specifico, l’evento dell’8 Marzo. Festività per la quale prevediamo quest’anno, con le mimose vendute fra l’altro a prezzi mediamente inferiori rispetto all’anno scorso, un giro d’affari stimabile nella nostra provincia intorno ai 400mila Euro, contro i 450 di un anno fa e i 600-800mila, lontano ricordo di anni passati”.

L’Associazione ha espresso il suo allarme in una lettera al Prefetto ed alle Istituzioni, chiedendo interventi a tolleranza zero. Poiché le Forze di sorveglianza avevano promesso nell’ambito di uno specifico Convegno (“Legalità mi piace!”) un “impegno a tutto campo contro la dilagante piaga dell’abusivismo”, Barberis ha anche chiesto alle Istituzioni di alzare la guardia e di “passare finalmente dalle parole ai fatti” proprio in occasione dell’ imminente Festa dell’8 marzo.

“La situazione – prosegue Barberis - è scandalosa e non più tollerabile, anche perché è ormai legata ad una quotidianità che va ben oltre l’8 Marzo o il singolo evento di turno e investe le nostre attività (e tutta la rete della distribuzione commerciale ‘a norma’) per tutto l’arco dell’anno”.

“Ora diciamo ‘basta’. Siamo stufi – conclude Barberis - di pagare, noi commercianti ‘in regola’ e mai come oggi sottoposti a controlli fiscali della massima severità, quello che consideriamo una sorta di ‘pizzo’ destinato alle organizzazioni malavitose che probabilmente controllano sul territorio il mercato dell’abusivismo, rispetto al quale (pur riconoscendo gli sforzi e i risultati ottenuti nell’attività di repressione) troppo poco si è finora riusciti ad incidere in modo concreto e capillare”.

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