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Il consigliere Ricca e la documentazione

Il consigliere Ricca e la documentazione

Comune rimborsa "cipolle dorate" a Terra del Fuoco: "Meglio delle mutande verdi"

L'associazione Terra del Fuoco rilancia sul consigliere Fabrizio Ricca dopo la bufera scatenata sui 500mila euro di rimborsi che il Comune avrebbe elargito all'associazione stessa dal 2014 al 2015

"Cipolle dorate meglio delle mutande verdi". Il richiamo salta subito all'occhio: l'associazione Terra del Fuoco non si risparmia e tira in ballo le spese pazze dell'ex governatore Roberto Cota della Lega Nord per rilanciare sui 500mila euro che il Comune avrebbe rendicontato a suo favore dal 2014 al 2015. Spese effettuate dall'associazione e poi riborsate da Palazzo Civico e che, tra parabole e ricariche telefoniche, annoverano anche 3 euro e rotti di "cipolle dorate".

A sollevare il polverone di "scontrinopoli" è stato il leghista Fabrizio Ricca che durante la seduta del Consiglio comunale di lunedì scorso se n'è arrivato in aula con un faldone sovraccarico di fatture, lo stesso che ha promesso di portare nel più breve tempo possibile in Procura. Terra del Fuoco, però, non ci sta alle accuse su quelli che sarebbero documenti relativi a una rendicontazione del progetto Sprar dello stesso Comune: "Ricordiamo al consigliere Ricca che si tratta di un progetto di accoglienza di rifugiati e richiedenti asilo - affermano da Terra del Fuoco -. Si può supporre quindi che per prepararsi un sugo per la pasta necessitino di cipolle (bionde o rosse che siano) e che per uscire a fare la spesa o per andare in prefettura a farsi dare i documenti si lavino e magari si mettano il deodorante". L'associazione Terra del Fuoco, infatti, si è aggiudicata il subappalto per alcuni progetti di inclusione di richiedenti asilo e rom, patecipando anche al progetto di Palazzo Civico "La città possibile" che prevede di fatto lo sgombero della baraccopoli di lungo Stura Lazio con percorsi di inserimento e di accoglienza degli stessi rom e per i quali lo Stato italiano ha stanziato ben 5 milioni di euro. Soldi che Terra del Fuoco avrebbe usato - secondo Ricca - per fini non inerenti al capitolato d'appalto.

In più c'è che l'associazione ha di fatto occupato uno stabile abusivamente - l'ex caserma di via Asti - che malgrado le promesse iniziali non è mai stato lasciato libero. L'occupazione è continuata e all'interno dell'ex struttura militare si sono altresì effettuati diversi incontri e dibattiti politici che non hanno mancato di scatenare le polemiche, soprattutto perchè tra i fondatori di Terra del Fuoco c'è un noto consigliere comunale di Sinistra Ecologia e Libertà.

Sta di fatto che le spese per parabole e decoder ci sono e spetterà ora alla Procura, se necessario, capire se i finanziamenti siano stati erogati illecitamente oppure no. Certo è che l'occupazione va avanti e anche il Comitato di via Asti si è detto pronto a fare il possibile per garantire le minime condizioni di accoglienza anche alle famiglie rom che sono giunte all'ex caserma da qualche giorno: "Si è sempre sostenuto, fin dal primo giorno, che la caserma dovesse essere restituita alla collettività per rispondere alle esigenze della città tutta. É con questo spirito che dal 18 aprile si animano e si utilizzano i suoi spazi - affermano dal Comitato di via Asti -. Per questi motivi il comitato esprime prima di tutto piena solidarietà alle famiglie rom che in questo momento si trovano in una situazione di grave disagio abitativo. Non si può in nessun modo rimanere sordi di fronte a questa esigenza, seppur consapevoli di non poter garantire nemmeno lo standard minimo di accoglienza".

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