Domenica, 26 Settembre 2021
Cronaca

In migliaia per la Consolata. Nosiglia: "Torino creda di più in se stessa"

La processione si è tenuta ieri sera. Il sindaco e il presidente del consiglio comunale hanno salutato i fedeli. Nosiglia: "le emergenze di oggi sono il lavoro, la famiglia, i giovani e i poveri"

Una processione affollata e sentita, quella di ieri sera alla Consolata, tradizionale evento religioso della città di Torino. Per la patrona della diocesi hanno partecipato migliaia di persone, con le confraternite e le comunità cattoliche anche di altri paesi, come le Filippine e il Perù. Davanti al Comune, per un saluto, c'erano i vertici della Città: dal sindaco Piero Fassino al presidente del Consiglio Comunale Giovanni Maria Ferraris. Accanto a loro anche il presidente della Provincia, Antonio Saitta, e il vice presidente del Consiglio Regionale Roberto Placido.

Prima dell'arrivo del carro con la Consolata, è passato l'arcivescovo Cesare Nosiglia che ha stretto la mano al sindaco, ricordandogli l'incontro del 26 giugno con i preti della diocesi. La processione, iniziata alle 20.30 è terminata circa alle 22.30 al santuario, dove si è poi tenuta la Santa Messa. Al termine della processione, Nosiglia si è rivolto alla Consolata: "Madre santa consolatrice, Torino, la tua città è prostrata, ma non doma e rassegnata e necessita solo di credere di più in se stessa come comunità, superando chiusure tra le diverse realtà che la abitano e ne costituiscono il tessuto sociale, religioso e culturale, economico e finanziario".

Nosiglia ha sottolineato le urgenze della città: "Lavoro, famiglia, giovani e poveri, rappresentano le urgenze su cui puntare con decisione da parte di tutte le componenti della nostra città e territorio. Senza lavoro ne va di mezzo oltre che la primaria condizione di vita, anche la dignità della persona".

"Papa Francesco - ha proseguito Nosiglia - ci invita a partire delle periferie per vedere meglio il da farsi anche per il resto della città - ha aggiunto l'arcivescovo - uscire da una certa autoreferenzialità che colpisce anche la Chiesa quando non è capace di abbandonare certi schemi e scelte chiuse dentro un suo mondo specifico e attende che la gente la cerchi invece di immergersi dentro il vissuto concreto delle persone, delle famiglie, delle realtà sociali più abbandonate e bisognose".

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