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Rapine vestiti da agenti di polizia: sgominata una banda, in manette anche un carabiniere

L'attività investigativa è partita da un caso di decesso per malasanità. Accertatate anche 12 rapine tentate o consumate effettute dai medesimi soggetti

Si presentavano a casa delle vittime prescelte qualificandosi come agenti di polizia, con tanto di distintivo e verbale in mano. Ma quelli non erano affatto appartenenti alle forze dell'ordine e, sfruttando la credibilità del loro fare e apparire, effettuavano rapine in Torino, in provincia e anche in Lombardia. Una banda ben nota ai carabinieri che già dal settembre 2014 avevano iniziato a indagare, dopo un caso anomalo di acquisizione di cartella clinica di un paziente deceduto in un ospedale cittadino. Per avere quel foglio avevano avevano presentato un falso decreto di sequestro firmato da un magistrato inesistente. Alla fine ci sono stati dieci arresti con misure cautelari in carcere e un obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

LE INDAGINI - L'attività di indagine è proseguita per molti mesi. Sotto la lente di ingrandimento dei militari dell'Arma è finito Giovanni Paciolla, 33 anni, arrestato in flagrante nel maggio scorso per uno scambio di armi, ma poi scoperto anche al vertice di una banda di rapinatori dal modus operandi molto originale. Questi si qualificavano come agenti di polizia, indossando pettorine simili, mostrando tesserini della polizia di stato e della giudiziaria e andando in giro con auto con lampeggianti e sirene e "abusavano" di un potere che in realtà non avevano. Paciolla era solito inoltre millantare amicizie con personaggi di rilievo pur di raggiungere una certa credibilità: così diceva di conoscere alte cariche nella diocesi facendo vedere che aveva accesso al museo Diocesano, in cui in realtà era un volontario, oppure diceva di avere certe conoscenze tra i carabinieri.

IL SOSPETTO DI UN UFFICIALE - Il trentatreenne a capo della banca criminale un giorno si è presentato alla Compagnia di Oltre Dora, qualificandosi come poliziotto e chiedendo il permesso di fare alcuni controlli antidroga nelle scuole, cosa normalmente fatta dai militari dell'Arma. L'atteggiamento dell'uomo ha insospettito un ufficiale e, dopo alcuni controlli, si è arrivati alla verità. Ma perché a Paciolla interessava fare dei controlli nelle scuole? Un interesse dato quasi dalla realtà che si era costruito nel tempo, diventata un'ossessione da sbandierare. Dopo l'arresto di Paciolla, le indagini sono proseguite e culminate con l'identificazione degli altri responsabili.

LE RAPINE - Se da un lato i malviventi vivevano creando un alone di veridicità intorno a loro, dall'altro utilizzavano la finta qualifica per fare rapine. Alcune erano fatte in modo talmente credibile da non destare sospetti nelle vittime, persone scelte non a caso, altre volte passavano per vie più cruente. In un'occasione la vittima non solo è stata rapinata ma anche legata. I carabinieri hanno seguito i loro movimenti fino a quando la Procura della Repubblica e il gip hanno dato il via all'esecuzione delle misure cautelari. Sono inoltre state effettuate una quindicina di perquisizioni che hanno portato al ritrovamento del materiale simile a quello in dotazione alla polizia di stato e giudiziaria.

TRA GLI ARRESTATI ANCHE UN CARABINIERE - Tra le persone finite in manette c'è anche un carabiniere di Torino. Questo, secondo quando trapelato, avrebbe rivelato alcune informazioni riservate prese dalle banche dati e fatte avere ad alcuni componenti della banda. Non è ancora chiaro però se fosse a conoscenza dell'uso che veniva fatto con quelle informazioni. Oltre al militare, sono state arrestati altre otto persone. 

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