Fallimento lasciando a casa 170 persone, ma gli amministratori acquistavano quadri e case al mare

Nove denunciati

La vecchia sede della Bienne Industria Verniciature, in via Cruto a Moncalieri

Sculture, dipinti di grande valore e immobili di lusso acquistati con i fondi distratti dalla società che di lì a poco sarebbe fallita lasciando a casa 170 dipendenti. La vicenda è quella Bienne Industria Verniciature srl di via Cruto 2 a Moncalieri, il cui fallimento era stato dichiarato nel settembre 2016 e che, secondo gli investigatori della guardia di finanza di Torino, sarebbe stato del tutto anomalo. Per questa ragione, al temine di un’indagine durata oltre un anno, i militari, a ottobre 2019, hanno denunciato a vario titolo nove persone per bancarotta fraudolenta e altri reati connessi. 

Gli uomini del del Gruppo Torino, hanno appurato come gli amministratori della società, leader per anni nel settore della verniciatura e con in portafoglio importanti collaborazioni con alcuni colossi dell’industria italiana (in primis Fca), abbiano di fatto sottratto dal patrimonio aziendale ingenti fondi. Risorse destinate, almeno sulla carta, a parziale copertura dell’enorme debito accumulato.

Sono state scoperte sculture, dipinti ed altre opere d’arte di pregio, acquisite nel corso degli anni con i fondi aziendali, ma anche immobili, acquistati dagli amministratori, coniugi 60enni, in rinomate località turistiche della Costa Azzurra.

Nel corso delle perquisizioni è anche emerso come, al fine di sottrarle ad eventuali sequestri o altre azioni esecutive dei creditori, la coppia abbia fatto 'sparire' sculture e quadri di grande valore. Alcuni quadri, appesi negli uffici aziendali, sono risultati solamente delle copie. Gli originali (tra cui un dipinto di Paola Levi-Montalcini, sorella gemella della senatrice Premio Nobel Rita, di valore stimato superiore a 80mila euro) erano custoditi dalla coppia all’interno della loro villa sulle colline torinesi.

Al termine delle operazioni, i finanzieri hanno accertato un buco societario di oltre 24 milioni di euro e un’evasione fiscale di circa due milioni. Sono stati sequestrati conti correnti per 250mila euro e alcuni immobili, tra cui l’abitazione di pregio.

Oltre ai coniugi sono stati denunciati tutti i sette amministratori legali, che, negli anni, si sono succeduti alla guida dell’azienda.

Nel gennaio 2014 un capannone della Bienne era andato a fuoco a causa di un incendio divampato per cause da accertare.

La replica del legale degli amministratori

"Le notizie che vengono riportate - dichiara Carlo Mussa, legale dei coniugi indagati - fanno riferimento ad atti processuali, tra l'altro attualmente coperti dal segreto d'ufficio. Purtroppo la violazione di tale segreto è stata fatta solo con riferimento ad una richiesta di sequestro preventivo del Pubblico Ministero. Se la violazione del segreto fosse stata almeno equanime avrebbe dovuto riportare le informazioni contenute nell'ordinanza del gip che condivide ed accoglie solo in parte le accuse mosse agli amministratori facendo chiarezza e limitando l'imputazione distrattiva di 'sculture e quadri di grande valore' a un solo dipinto del valore di 21mila euro, peraltro custodito e a disposizione dell'autorità giudiziaria. Così pure gli 'immobili in rinomate località turistiche della Costa Azzurra' sono in realtà un solo immobile venduto prima del fallimento e il cui intero ricavato è stato riversato nelle casse della società prima che fallisse. Del pari dicasi delle presunte 'copie fatte trovare appese negli uffici aziendali': su questo potrà essere più esaustivo il curatore della società fallita circa l'ingente somma da lui ricavata dalla vendita delle presunte 'copie'. Infine, per quanto riguarda la 'sottrazione dal patrimonio aziendale di ingenti fondi' l'ipotesi che residua dall'ordinanza del giudice per le indagini preliminari, soggetto super partes, si riferisce al finanziamento di un'altra società collegata al Gruppo Bienne nel tentativo di salvarla. Per concludere sarebbe opportuno che in vicende di questa complessità e delicatezza non venissero propalate notizie solo di fonte accusatoria senza aver letto, quando ciò sarà consentito, tutti gli atti".

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