Aiazzone: oltre duemila creditori per un passivo di 51 milioni

L'udienza davanti al giudice fallimentare ha portato a conoscenza i numeri e le cifre che hanno decretato il fallimento della catena di mobilifici e l'arresto di diverse persone

Il caso Aiazzone torna in tribunale. Ieri nell'udienza tenutasi davanti al Giudice fallimentare Vittoria Nosengo, sono emersi i numeri del gruppo Panmedia, la società torinese proprietaria del marchio della catena di mobilifici: sono stati registrati 2.090 creditori e 51 milioni di euro di passivo accertato. Alcuni ex-clienti saranno privilegiati nella restituzione di questo dovuto, poi sarà il turno dei 630 dipendenti e, a seguire, fornitori e artigiani che hanno lavorato per la società. Per ultimi resteranno i clienti. Quelli che hanno acquistato i mobili tramite una finanziaria, però, potranno rivalersi su quest'ultima.

Il fallimento di Aiazzone risale al marzo scorso, al termine di un'indagine partita anche grazie a diversi servizi de "Le Iene" di Italia 1. Erano seguiti l'arresto di Gian Mauro Borsano, ex presidente della squadra di calcio del Torino ed ex parlamentare socialista, del suo socio nella società 'B&S', Renato Semeraro, e di Giuseppe Gallo, titolare di Panmedia che dalla B&S acquistò la catena Aiazzone, con i suoi 30 negozi (alcuni col marchio Emmelunga) in tutta Italia. Tutti sono accusati di bancarotta fraudolenta, distrazione documentale, sottrazione fraudolenta dal pagamento delle imposte e riciclaggio. L'indagine è cominciata nel maggio 2010 in seguito a esposti di clienti del mobilificio che non avevano ricevuto i mobili acquistati e già pagati.

Secondo l'accusa, gli imprenditori arrestati avrebbero svuotato le società del gruppo che erano indebitate con il fisco mediante fittizie cessioni di immobili e di partecipazioni societarie, facendo confluire i debiti in alcune aziende e gli utili in nuove società costituite appositamente. (Ansa)

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