Cronaca

Prezzi gonfiati a ville e palazzi, evasione da 42 milioni di euro

La Guardia di Finanza ha scoperto un giro di false fatture, evasione dell'Iva e redditi non dichiarati: un'inchiesta sfociata in quattordici arresti e in una raffica di perquisizioni e sequestri

La Guardia di Finanza ha scoperto un giro di false fatture, evasione dell'Iva e redditi non dichiarati: un'inchiesta sfociata in quattordici arresti e in una raffica di perquisizioni e sequestri. La consorteria di industriali, imprenditori, commercialisti e prestanome che, a partire dal 2002, si era cimentata con queste operazioni.

Per descrivere il modo di agire della banda, il procuratore Gian Carlo Caselli ha evocato il termine "macchina del tempo anticipata". Una società fittizia (una "cartiera", in gergo) acquistava l'immobile e, il giorno stesso, lo rivendeva a un prezzo esorbitante a una società collegata, la quale, dopo un'ulteriore ipervalutazione, otteneva un mutuo o un leasing: la differenza fra la cifra effettivamente sborsata e quella ricevuta veniva chiamata "il bottino". In una telefonata intercettata, uno dei protagonisti istruisce una complice così: "Ci sono le perizie di comodo che dicono: questo palazzo vale 20 milioni. Ma ne vale 15, quindi ce ne hanno 5 con cui ottengono il prestito".

Dietro l'ingegnoso piano due nomi, l'immobiliarista Guido C. e l'industriale Claudio G.B., entrambi arrestati per associazione a delinquere. I due si conobbero nel 2000, cominciarono a "lavorare" insieme nel 2002 e si separarono nel 2004 per continuare in proprio. La rete delle "cartiere" contava 54 società in Piemonte, Liguria, Lombardia, Lazio e Campania. Alcune ovviamente venivano lasciate fallire dopo una sola compravendita, e un paio di prestanome, stanchi di avere grane giudiziarie, hanno cominciato a raccontare tutto, dando una grossa mano ai finanzieri, guidati dal colonnello Danilo Petrucelli e dal tenente colonnello Mirko Piersimoni, che avevano già fiutato qualcosa.


Le operazioni riguardavano residenze di lusso e palazzi torinesi di grande pregio: il Palazzo Utet, la sede storica della Fiat di corso Dante, il complesso liberty delle Ville Roddolo, la casa in cui fu girato il film "La Donna della Domenica", il "Golf Feudo" di Asti. La palazzina del Liceo Francese è stata messa sotto sequestro: è il primo passo, insieme al blocco degli strepitosi pezzi d'antiquariato trovati a casa di Gabriele Belforte, di quello che il generale Giuseppe Gerli, comandante provinciale della Finanza, ha chiamato "aggressione ai patrimoni illeciti per cautelare l'interesse del Fisco". Per ora si tratta di dieci milioni. Il prossimo passo dell'indagine sarà valutare il ruolo dei periti che hanno gonfiato i prezzi e dei notai che hanno chiuso un'occhio. Intanto nella rete delle Fiamme Gialle sono caduti anche un direttore dell'Agenzia delle Entrate e un  imprenditore, per un caso di corruzione sganciato dalla storia della frode immobiliare: una telecamera nascosta nell'ufficio del dirigente ha immortalato il passaggio di una busta che, verosimilmente, conteneva la mancia per una qualche agevolazione. (Ansa)

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