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Eternit, l'Afeva chiede il sequestro dei beni di Stephan Schmidheiny

"La sentenza depositata lunedì ci offre anche l'occasione per chiedere a tutte le istituzioni che vantano un risarcimento di fare una cordata finalizzata all'aggressione del patrimonio dell'imputato"

Alla luce delle motivazioni della sentenza con cui Stephan Schmidheiny, magnate svizzero già amministratore delegato della Eternit, è stato condannato a 19 anni di carcere per disastro ambientale doloso, l'Afeva si appella alla procura di Torino e alle altre autorità affinché vengano individuati e sequestrati i beni di Schmidheiny.

"Bisogna essere più vicini alle vittime dei reati, sopratutto se gravi come questo - dice Bruno Pesce, coordinatore dellassociazione che si occupa delle vittime dell'amianto -. La sentenza depositata lunedì ci offre anche l'occasione per chiedere a tutte le istituzioni che vantano un risarcimento, come i Comuni sede degli stabilimenti o la Regione Piemonte, di fare una cordata finalizzata all'aggressione del patrimonio dell'imputato, spero con il sostegno dello Stato".

La sentenza che ha cancellato le provvisionali per i lavoratori della Eternit ai tempi in cui era amministratore delegato Louis de Cartier, morto prima della pronuncia del dispositivo, secondo l'Afeva dà "una maggior forza nella richiesta di risarcimenti civili, in quanto è scritto che il barone belga, se fosse rimasto vivo, sarebbe stato giudicato colpevole tanto quanto Schmidheiny".

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