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Erri De Luca con il suo avvocato

Erri De Luca con il suo avvocato

Erri De Luca torna in aula, i pm chiedono otto mesi di reclusione

Otto mesi di reclusione per istigazione a delinquere. E' quanto hanno chiesto i magistrati Padalino e Rinaudo per l'intervista rilasciata nel 2013 dallo scrittore Erri De Luca. "Da allora escalation di attacchi"

Otto mesi di reclusione. E’ questa la richiesta del pubblico ministero Antonio Rinaudo per Erri De Luca, lo scrittore accusato di istigazione a delinquere per aver detto in un’intervista del 2013 "La Tav va sabotata”.

De Luca è tornato davanti al giudice questa mattina. Quando è entrato nell’aula 44 del Palagiustizia si è trovato davanti il leader No Tav Alberto Perino: i due si sono abbracciati, poi lo scrittore ha detto di essere tranquillo e di aver fatto di tutto affinché la fase processuale fosse la più breve possibile.

I due magistrati Rinaudo e Padalino hanno ripercorso le tappe, raccontando gli attacchi al cantiere: “Il termine che usa De Luca nell’intervista è sabotaggio - dicono i pm -. Lui non dice certo di tirare le bombe, però dà un’interpretazione personale al termine sabotaggio che non è solo contro la Tav ma anche contro le aziende”. Dopo l’intervista ci sarebbe stato un cambio sostanziale nella “lotta” all’opera: a dirlo è Giuseppe Petronzi, ex dirigente della Digos di Torino, che ha fatto notare come la lotta si fosse spostata dalla valle, arrivando fino alle aziende che operavano in Valsusa.

L'ACCUSA - Non ammette scuse il pm Antonio Rinaudo nello spiegare al giudice il termine "sabotaggio" e il contesto nel quale lo scrittore Erri De Luca ha utilizzato tale termine: "Non si tratta di dichiarazioni estemporanee, ma di prese di posizione che arrivano in uno spazio temporale ben preciso, ovvero quello degli attacchi al cantiere di Chiomonte". Secondo l'accusa, infatti, il termine sabotaggio utilizzato da Erri De Luca va a istigare le forze antagoniste alla costruzione della Torino-Lione perchè pronunciato in un contesto dove già si parla di terrorismo, traducendosi quantomeno in una condotta di danneggiamento. "Da parte dello scrittore c'è la volontà di incitare ad atti illegittimi - continua il pm Rinaudo - fosse anche solo il taglio delle reti, per di più in una struttura che rappresenta un sito di interesse strategico internazionale". Ma c'è di più perchè l'accusa tira in ballo anche l'elemento soggettivo, intrinseco nella personalità di spicco di Erri De Luca: "Si tratta di un soggetto noto e conosciuto per i suoi scritti e per la sua storia all'interno del Movimento No Tav - afferma Rinaudo -. Le sue parole hanno un peso determinante. L'imputato, conoscendo bene i termini utilizzati, voleva commettere il reato, ovvero istigare ad atti illeciti".

Le parole del pubblico ministero sono scandite dal brusio dei presenti, per la maggior parte militanti del Movimento No Tav, accorsi a decine per assistere al processo. Replicano alle parole dell'accusa, spesso negando quanto da essa detto. Alla fine, la pena chiesta dai pm Padalino e Rinaudo è di 8 mesi di carcere: "Nel conteggio abbiamo valutato anche le attenuanti generiche - conclude Rinaudo -. L'imputato si è sempre presentato al processo e ha sempre risposto alle nostre interrogazioni. Merita le dovute attenuanti".

E' stupito Erri De Luca che, dall'accusa, si aspettava il massimo della pena prevista per il reato di istigazione a delinquere per il quale è imputato: "Non sono un martire, non sono una vittima, sono un testimone della volontà di censura della parola - ha detto lo scrittore -. Questa sentenza, comunque vada, sarà un messaggio sulla libertà di espressione in questo paese".

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