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Coppia di lesbiche chiede una casa Atc, il dipendente la nega e viene allontanato

L’uomo si è rifiutato di istruire la pratica. Il caso è finito con la rimozione immediata dell'impiegato dal suo incarico

Hanno chiesto la casa popolare ma si sono viste rispondere picche da un impiegato dell’Atc che ha rivendicato il diritto all'obiezione di coscienza.

E’ questa la storia di due donne che volevano soltanto andare a convivere in un appartamento popolare. Anche di fronte all'intenzione della coppia di sporgere denuncia l’uomo si è rifiutato di istruire la pratica. Il caso è finito con la rimozione immediata dell'impiegato dal suo incarico e l'avvio di un procedimento disciplinare nei suoi confronti.

 “E’ stata lesa la dignità umana di due persone, quella persona non può stare a contatto con il pubblico" sottolinea il presidente Atc Marcello Mazzù. Il rifiuto dell'impiegato è avvenuto due volte. In passato aveva giustificato il suo “no” con la mancanza di una legge, ma con l'approvazione delle Unioni civili l’uomo ha replicato con l'obiezione di coscienza.  

Arcigay Torino ha poi espresso soddisfazione per la decisione del presidente dell'Atc che ha allontanato l'impiegato dal contatto con il pubblico e aperto un procedimento disciplinare nei suoi confronti. “L'obiezione di coscienza – replicano dall’Arcigay -, è un principio inapplicabile in un caso come questo né a nostro avviso in alcun caso che riguardi il tema dell'uguaglianza e della parità dei diritti. L'uguaglianza non è un fatto morale ma una questione di diritto e di dignità delle persone. L'unica coscienza che obietta davanti a questo fatto è una coscienza sporca”.

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