Paraplegica rischia lo sfratto: "A gennaio finirò in mezzo ad una strada"

La donna di 49 anni, residente in largo Cardinal Massaia, ha alle spalle un terribile incidente stradale che l'ha ridotta a muoversi solo tramite la sedia a rotelle

Un incidente stradale avvenuto sei anni fa ha cambiato la vita della signora Ida, una donna di 49 anni residente nelle case del Cottolengo di largo Cardinal Massaia. Dopo un anno di ospedale, tra rianimazione e riabilitazione, Ida si è ritrovata su una sedia a rotelle. Lesioni al midollo, alle vertebre, frattura del femore sinistro e di entrambi gli omeri non le hanno lasciato alcuno scampo.

Dal 2009 al 2012 la sua vita è stata segnata da un divorzio e dal risarcimento ottenuto dall'assicurazione che le ha garantito di continuare a pagare affitto e bollette. Ma i soldi oggi sono finiti. “E così io sono diventata morosa“. Quei 497 euro mensili di spese sono diventati un problema. “Ho in mano una proroga fino a gennaio – continua Ida -. Ma il problema si ripresenterà puntuale perché non so dove tirare fuori i soldi”.

L’attuale pensione d’invalidità e l’accompagnamento non sono sufficienti per far fronte a tutte le spese. Senza dimenticare il cibo che deve bastare anche per il figlio di 27 anni. Ma a far tribolare Ida c’è anche un edificio pieno zeppo di barriere architettoniche.

A cominciare dal bagno dove la carrozzina passa a stento. La sedia a rotelle, inoltre, entra sì nell’ascensore ma la grandezza del mezzo non consente alle porte di chiudersi. E tra la porta dell’ascensore e quella che garantisce l’accesso al cortile ci sono altri sei gradini e nessun montascale. Così ad aiutarla a compiere ci pensa il figlio Francesco che di peso la solleva dal suo ausilio accompagnandola fuori dal palazzo. “In questo edificio non esistono scivoli – racconta Ida -. Per questo voglio andare via di qua e trovare una casa senza scalini”.

L’appello al Comune per avere un alloggio popolare per ora, non ha dato risultati. I tredici punti ottenuti le hanno garantito solo di essere inserita in una lista d’attesa. Con tempi incerti. “Tra un mese, pur essendo disabile e pur avendo diritto ad una casa Atc, potrei ritrovarmi in strada. Ma io non posso più aspettare, ho bisogno di una sistemazione”.

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