Sabato, 25 Settembre 2021
Cronaca Crocetta / Corso Vittorio Emanuele II

Critica poliziotto che telefona al volante, processata e assolta

Rimprovera un poliziotto che sta al volante dell'auto di servizio con il telefonino all'orecchio e ne ricava un processo per tre capi d'accusa. I fatti, avvenuti nel 2007, sono terminati con l'assoluzione della donna

TORINO - Aveva rimproverato un agente di polizia che guidava la volante stando al cellulare e si era beccata un processo per tre capi d'accusa.

La disavventura risale al 9 agosto 2007 e ha come protagonista una donna di 39 anni. I fatti, costati un lungo processo terminato solo nella serata di ieri con l'assoluzione dell'imputata, si sono svolti vicino al Palazzo di Giustizia di Torino. La donna, all'epoca trentaquattrenne, stava guidando in corso Vittorio Emanuele II quando, in base al suo racconto, la vettura con i due agenti era passata con il rosso e, per evitarla, aveva dovuto frenare bruscamente; allora si era permessa di dire "Bravi, state dando un bell'esempio".

Poteva finire tutto lì, e invece no. Le fu ordinato di scendere dall'auto e di mostrare i documenti, e quando chiese il motivo del controllo (ha raccontato) fu minacciata di arresto. Tre mesi dopo le venne notificata una denuncia per rifiuto di indicazioni sulla propria identità personale, minaccia a pubblico ufficiale e ingiuria perché, secondo gli agenti, aveva detto frasi come "io vi rovino" e "chi cazzo vi credete di essere".

Il processo è andato avanti con sole tre udienze e alla fine è arrivata l'assoluzione. Il tribunale ha dichiarato prescritto il rifiuto di generalità e inesistente il reato di minaccia; quanto alle ingiurie, ha applicato la causa di non punibilità ritenendo che si è trattato di un episodio "determinato da un fatto ingiusto".

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