Cronaca Centro / Via Po

Cinema Massimo, coda al botteghino per l’anteprima del documentario su Luca Rastello

"Un passo più in là, un viaggio con Luca Rastello" è dedicato all'intellettuale torinese scomparso un anno fa

Esauriti i 450 posti del cinema Massimo per l'anteprima di "Un passo più in là, un viaggio con Luca Rastello" il documentario prodotto da Rai Teche uscito proprio un anno dopo la scomparsa del giornalista. Curata dall'Associazione Museo Nazionale del Cinema di Torino, la serata vuole ricordare un intellettuale scomodo, autore di libri e inchieste giornalistiche che hanno spaziato dai Balcani alla Tav al mondo del volontariato, risultando sempre scomode quanto documentate e "vissute di pancia".

Si parte con un viaggio nella vita del giornalista cominciando da quando Rastello ha costruito un corridoio umanitario fra Kosovo e Italia mentre c'era la guerra, nei primi anni 90, di cui è stato testimone come inviato e ha portato 500 profughi a Pian Rastello, una frazione di Pont Canavese, nella casa in cui trascorreva le vacanze estive. "Scriveva le ferite del mondo perché lì lo trovava e cercava di capirlo", dice di lui lo scrittore e suo amico Alessandro Baricco. "Sapeva prendersi la responsabilità delle parole che scriveva", aggiunge l'altro scrittore amico Giuseppe Culicchia.

"Ho imparato a ricordarmi che un'altra strada c'è sempre", ricorda lo stesso Rastello in un'intervista quando gli viene diagnosticato un tumore al fegato. I medici gli avevano dato pochi mesi di vita. Rastello non ci ha dato peso: ha reagito scrivendo di più, viaggiando di più, vivendo di più e ha resistito 10 anni guardando la vita da un'altra prospettiva. La stessa che lo ha portato a scrivere "I buoni" il romanzo, dedicato al mondo del volontariato, scaturito dalla sua esperienza nella redazione di Narcomafie che gli valse tante critiche dalla galassia di Libera.

Personaggio scomodo e curioso, non aveva paura di guardare "il tanto male che c'è nel bene" e ora, che è andato a "scoprire cosa c'è dietro la prossima curva", può dire di aver lasciato un metodo e un messaggio alle sue figlie.

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