Venerdì, 17 Settembre 2021
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"Vogliamo un salario minimo": sono migliaia i disoccupati torinesi

"Che uso fa la Regione dei 900 milioni di euro destinati al lavoro?" E' la domanda del "Comitato di lotta 5 giugno", composto da precari e disoccupati torinesi

Franco, Giuseppe, Saverio, Carlo, Piero e Marco. Sono alcuni dei quaranta disoccupati e precari che dal 5 giugno si sono uniti per la tutela dei propri diritti di lavoratori. Equità, rispetto e impiego, questo è quel che chiedono insieme ai 1500 che già si sono uniti alla loro protesta aderendo alla raccolta firme e partecipando alle numerose attività e sit in che sono in programma. 

“La parola chiave – spiega Franco, che tiene le fila ideologiche e pratiche del gruppo – è reddito garantito. Alcuni di noi hanno 30, 35 anni di contributi e si ritrovano con un pugno di mosche, perchè sono stati licenziati da un giorno all’altro”. A differenza di paesi come Germania, Francia, Olanda, Belgio, Inghilterra, Danimarca e Svezia, infatti, l’Italia non prevede tutele per i lavoratori liquidati dalle aziende, nè un salario minimo garantito fin quando non trovano lavoro. Ottenere delle tutele e delle garanzie per i propri diritti è il primo obiettivo di lavoratori che hanno visto crollare tutte le proprie certezze e si sono ritrovati a 40 o 50 anni senza un lavoro e con una famiglia da mantenere. “Se cerchiamo un nuovo lavoro – dicono – ci sentiamo dire che siamo troppo vecchi. I datori vogliono ventenni con trentacinque anni di esperienza”. 

Il problema dell’impiego è cruciale a Torino. Un momento di crisi del settore automobilistico non può che mettere in ginocchio l’economia di una città di cui un terzo dei dipendenti è impiegato nel campo. Anche i fondi scarseggiano, e tutelare una categoria tanto vasta e con problematiche tanto sfaccettate non è certo un compito semplice. Ma la risposta dei precari e disoccupati torinesi è categorica: “La Regione – afferma Carlo – ha un fondo di 900 milioni di euro da investire nel lavoro. Invece di spenderli per corsi di aggiornamento o per favorire aziende che investono altrove, si dovrebbero creare posti di lavoro, anche favorendo l’impiego in attività socialmente utili come cantieri e opere pubbliche”. 

Che sia l’ennesimo fallimento della politica del populismo? Una giunta regionale eletta in difesa degli ideali popolari, con un Governatore che appartiene a un partito nato dalle speranze di operatori e piccoli commercianti, sembra aver dimenticato l’importanza degli strati più bassi del mondo del lavoro per la ricrescita economica di un paese e di una regione in ginocchio. “E’ evidente a tutti – aggiunge Franco – che un lavoratore senza soldi non può fare acquisti, e se questo fenomeno viene moltiplicato per il numero di persone in questa situazione il risultato è la stasi del mercato”. 

La protesta dei disoccupati e lavoratori precari continuerà nei prossimi giorni e – dicono alcuni – “si trasformerà in lotta”. Oltre ai quotidiani presidii al Centro per l’impiego di via Bologna 153 e alla sede di corso Brescia 22, il comitato manifesterà oggi alle 17 davanti al Municipio e martedì 3 luglio alle 10 davanti al palazzo della Regione. È inoltre in programma per giovedì alle 17 una conferenza stampa davanti alla sede Rai di via Verdi.  

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