Sabato, 16 Ottobre 2021
Cronaca Barriera di Milano / Via Brandizzo

Disegni magici in Barriera di Milano, svelato il volto dell'arte condivisa

Appaiono e ricompaiono sui marciapiedi come fossero il passaggio di alieni. Dietro a questi disegni c'è un personaggio fantastico. L'abbiamo incontrato e ci siamo fatti spiegare il significato e l'essenza del suo progetto

Si susseguono gli uni con gli altri, a volte appaiono sulle banchine che fiancheggiano un incrocio, altre volte lungo marciapiedi deserti. Sono silenziosi tanto che calpestarli è quasi immediato se si cammina distratti e non si fa caso a dove si mettono i piedi, un po' come i tappeti della propria casa. Appaiono e ricompaiono perchè sono disegnati col solo uso di un paio di gessetti, come quelli che utilizzavamo a scuola, quando eravamo piccoli; un po' come se, per strada, indaffaranti dal caos, ci ritrovassimo per un istante di nuovo nel nostro nido. Ma chi c'è dietro questi strani geroglifici che serpeggiano indistrurbati in Barriera di Milano?

L'abbiamo incontrato nel suo quartiere, diventato da un paio di settimane la tela che usa per condividere le sue idee artistiche: lui è Alessadro Bulgini, zainetto in spalla e gessetti alla mano, l'artista libero che ti sorride subito anche senza sapere chi sei. Facciamo quattro passi, l'idea è quella di trovare un marciapiede che possa ospitare la sua opera, un marciapiede comune, magari isolato perchè ad Alessandro non interessa apparire, dietro questo progetto c'è molto di più di una semplice caccia al tesoro o di un "idonvina chi è l'artista": c'è la condivisione libera e gratuita della visione umana, c'è un attimo di pace, dove ogni cittadino si può ritrovare. Da qui l'idea di un disegno geometrico: "Volevo ricreare qualcosa in cui chiunque si può riconoscere - afferma Alessandro -. Non per niente queste rappresentazioni ricordano i tappeti delle nostre case".

(L'articolo continua dopo la gallery)

Ma c'è di più e l'essenza del suo progetto è nascosta dietro gli strumenti che utilizza, dei semplici gessetti: "Il gesso è uno strumento non invasivo - ci racconta - basta un giorno di pioggia ed il disegno se ne và. Magari a quel disegno qualcuno si era affezionato, sbirciando fuori dalla finestra ogni mattina oppure semplicemente passandoci accanto per andare a lavoro. In questo modo ho voluto esprimere il concetto di affezionamento nei confronti dell'arte come a qualcosa di bello che, se non coltivato, può sparire in un attimo".

Mentre parla Alessandro prende le misure e comincia a disegnare: prima un grande cerchio esterno, poi altri sempre più piccoli, all'interno dei quali a poco a poco compaiono merletti, ghirigori, linee geometriche. Alessandro fa tutto di pancia, trasportato dal suo estro che emerge tra una risata e l'altra. All'interno del cerchio c'è il pensiero comune, ci spiega: allargare il cerchio significa  spostare i confini della convenzione, perchè l'arte è questo, è "dilatare il concetto di libertà".

Mentre parliamo i passanti si fermano, commentano, scattano foto: "Allora sei tu l'artista che sta dipingendo questi capolavori!": a lui, o meglio, a suoi disegni, sono già affezionati ed ecco che appare chiaro il movente di tutto. Non c'è più la paura di non comprendere un'opera d'arte: la bellezza e l'immaginazione si ferma davanti ad un geroglifico gessato dove chiunque può sentirsi a casa, libero, com'è libera l'arte in sé.

"Qualcuno, vedendomi su Facebook, mi ha addirittura chiesto se potessi andare ad abbellire il marciapiede sotto casa sua - afferma entusiasta -. Questo è bellissimo di per sé, significa che il messaggio sta arrivando". Non ci sono paletti o convenzioni: tutto è libero ed estremamente affascinante.

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