Detenuto come Tyson: stacca con un morso il lobo dell'orecchio di un altro carcerato

Operato d'urgenza in ospedale

Il carcere delle Vallette

Ha staccato con un morso il lobo dell'orecchio del suo compagno di cella. Come aveva fatto, nel giugno del '97, il pugile Mike Tyson ad Evander Holyfield nell'incontro alla MGM Grand Arena di Las Vegas.

Il "ring", questa volta, è stato il carcere di Torino, dove verso le 17,30 di ieri, 19 dicembre 2017, un detenuto italiano del 1983 - in carcere per furto, estorsione, rapina ed altro, con fine pena nel 2026 - davanti ai locali docce del primo piano della seconda sezione detentiva a regime aperto del Padiglione "A", con un morso ha staccato il lobo dell’orecchio destro a un detenuto extracomunitario del 1992, in carcere per concorso rapina aggravata, tentato furto in abitazione ed altri reati, con fine pena nel 2021.

Dopo l'aggressione, per futili motivi, il personale di polizia penitenziaria ha soccorso il ferito, recuperando la parte di lobo staccata e subito consegnata all'equipe medica del 118, che ha trasportato il detenuto al pronto soccorso dell'ospedale Maria Vittoria, dove già in serata gli veniva riattaccato il pezzo d'orecchio mancante.

A denunciare l'accaduto è l’O.S.A.P.P. (Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria).

"Per quanto si è potuto apprendere - prosegue il sindacalista - l'episodio si è verificato all'interno di una sezione detentiva a regime aperto dove il personale trova serie difficoltà per il controllo, segno evidente del totale fallimento della sorveglianza dinamica. Sembrerebbe altresì che entrambi i detenuti siano stati destinatari già in passato di sanzioni disciplinari. Forse la loro presenza in quella sezione era poco opportuna (eccessivo buonismo?) - commenta il segretario generale Leo Beneduci - Tralasciando qualsiasi commento ulteriore sull'assurdità della situazione del carcere di Torino dove di recente hanno fatto ingresso due terroristi (Sergio Segio e Susanna Ronconi), un fatto vissuto come una vera e propria spregevole sfida nei confronti del personale di Polizia Penitenziaria e sulla grave insufficienza degli organi dell'Amministrazione penitenziaria - conclude Beneduci - è di tutta evidenza che sulla pelle dei poliziotti penitenziari, grazie alle politiche instaurate dal Guardasigilli Orlando e dagli attuali vertici dell'amministrazione penitenziaria, si sta realizzando in Italia un sistema penitenziario “succube” della popolazione detenuta e che non produce per nulla idonee condizioni di sicurezza per la collettività nazionale".

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