Detenuto ammesso a fare il barista, ma torna in carcere ubriaco

Gli agenti se ne accorgono

immagine di repertorio

In permesso per lavoro esterno, è tornato in carcere ubriaco. La vicenda è avvenuta la sera di venerdì 11 maggio 2018 nel penitenziario delle Vallette e ha avuto come protagonista un detenuto italiano 25enne con fine pena a giugno 2020, impiegato come barista dalla Cooperativa Ecosol, che gestisce tra l'altro il ristorante interno al carcere. Ad accorgersi dell'alterazione psicofisica del giovane sono stati gli agenti di polizia penitenziaria.

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A segnalare l’episodio è Leo Beneduci, segretario generale dell’Osapp, sindacato autonomo di polizia penitenziaria. "Pur facendo le dovute differenze per negatività - dichiara - tra ex terroristi che entrano in carcere in qualità di esperti o relatori ai convegni, personale di polizia penitenziaria privo di uniformi e detenuti che si ubriacano, il carcere di Torino non cessa mai di riservare le proprie sorprese. Soprattutto la sorpresa riguarda la completa divergenza tra quello che l'opinione pubblica ritiene accadere in carcere in termini di espiazione della pena per i reati commessi e lavoro per il fattivo reinserimento nella società dei reclusi rispetto invece alle attuali assenza di sicurezza, alla assoluta liberalità per i comportamenti consentiti e nelle concessioni ai detenuti, unitamente alla concomitante e continua penalizzazione di quel personale di polizia penitenziaria che dovrebbe rappresentare le istituzioni e la legalità. Questo tipo di carcere quindi a Torino come altrove deve cessare in quanto privo di garanzie per la collettività oltre che per coloro che nel carcere operano a difesa delle istituzioni civili".

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