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Negoziante chiude e attacca il sindaco: "Ora che sono nomade trattami come loro"

Un esercente di via Vigone, costretto a chiudere l'attività, si è levato qualche sassolino dalle scarpe lasciando un volantino sulla serranda indirizzato al Comune di Torino

Abbassano la serranda lasciando in ricordo soltanto qualche cartello. Da “Si vende” a “si affitta”. Ma c’è anche qualcuno che non le manda a dire. E’ il caso di una lavanderia di via Vigone che a dicembre ha chiuso a causa dei costi troppo elevati di gestione. Giuseppe, il gestore 62enne, ha pensato bene di lasciare un ricordino indirizzato a chi, secondo lui, lo ha fatto chiudere. “Chiusura definitiva. Si ringrazia lo Stato di m….”. Lo sfogo di un uomo che a tre anni dalla tanto attesa pensione è stato stroncato dalla crisi, dalle tasse e da una clientela sempre più povera.

“Lascio anche un messaggio a Fassino – si legge nel volantino -. Ora che sono nomade anch’io trattami almeno come loro”. E la Città, in effetti, di soldi ne ha sborsati in questi anni per riqualificare le baraccopoli. Come nel caso della pulizia del 2010 del campo nomadi di lungo Stura Lazio. “Dovevo scegliere – racconta Giuseppe -. O mollavo o mi suicidavo. Ma è una sconfitta, la Città non fa nulla per noi e questi sono i risultati”.

Chi riesce a tenere aperto, però, non se la passa meglio di Giuseppe. Nonostante il Natale alle porte gli incassi sono diminuiti. “La gente si affida ai piccoli regali – spiega una esercente -. Ormai nessuno fa più grandi acquisti”. Una situazione difficile per i negozianti che se la devono anche vedere con la concorrenza dei grandi centri commerciali. Un problema secondo il coordinatore al Commercio della circoscrizione Tre Giancarlo Cardile. “Finchè la Regione autorizzerà le aperture della grande distribuzione non ne usciremo più fuori – spiega Cardile -. Bisogna smettere di aumentare le tasse, tutelare i più piccoli, e studiare nuove forme di aiuto. Noi come circoscrizione abbiamo detto no a diversi progetti ma da soli non possiamo fare una grande strada”.

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