Lunedì, 25 Ottobre 2021
Cronaca Barriera di Milano / Via Calvi Pier Fortunato

La crisi dei panifici: "Soffocati dalla concorrenza straniera"

Da un esercizio di via Calvi parte la protenza contro la concorrenza sleale delle rivendite gestite da nordafricani e rumeni. In alcuni negozi, infatti, il pane viene venduto solo ad un euro al chilo

Arrivare a fine mese al tempo della crisi tra chiusure di esercizi e una concorrenza sleale. E’ il caso dei panifici made in Italy di Barriera di Milano, giunti allo stremo dopo anni di convivenza con esercenti nordafricani e romeni che hanno aperto decine di esercizi finendo per vendere prodotti come pane e pizza a un prezzo ridotto, oseremmo dire stracciato. Un vero problema secondo Franca, la titolare di un esercizio in via Calvi. Franca e la sua famiglia hanno aperto la loro attività quarantacinque anni fa. Ma dal 1969 ad oggi qualcosa è cambiato.

“Noi vendiamo il pane a 2 euro e 40 centesimi al chilo – spiega la donna -. Gli esercizi stranieri, ad un euro al chilo. Secondo noi queste persone utilizzano prodotti di qualità inferiore che finiscono per danneggiare le nostre attività e anche i clienti”. Alla concorrenza vanno aggiunti gli aumenti del gasolio, della farina e del lievito. Ma nonostante le brutte notizie Franca e i suo i figli sono sempre riusciti a reggere l’urto. Tenendo al loro posto quei collaboratori che ogni giorno ci mettono l’anima per servire un prodotto fresco e genuino avviando gli ingranaggi dei forni che non hanno intenzione di andare in pensione.

Ma proprio il panificio di via Calvi è passato dal fornire centoventi rivendite a consegnare i prodotti a trenta botteghe. Così da quattro quintali di prodotti si è passati a confezionarne soltanto uno. Numeri impietosi, numeri che fanno paura a chi lavora nel settore. “Da noi c’è chi produce il pane e chi lo consegna – tiene a precisare la donna -. Tuttavia la serrata di molte panetterie di Torino e cintura ci ha costretto a diminuire la produzione. Prima utilizzavamo tre forni, ora ne abbiamo solo più due e ne adoperiamo praticamente uno”. La voglia di lottare, però, non manca affatto. Anche se guardare avanti e pensare ad un rilancio dell’attività diventa sempre più difficile. “C’è da mettersi le mani nei capelli – dichiarano i titolari -. Non siamo tutelati e i controlli ci sono solo per noi italiani”.

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