'Ndrangheta: confermata la confisca di beni per 18 milioni di euro alla cosca Marando

Tra i beni confiscati figurano abitazioni, ville e terreni e l'appartamento di Volpiano, teatro del triplice omicidio dei due fratelli Stefanelli e di Francesco Mancuso

La Corte d’Appello di Torino ha confermato, ampliandone la portata a seguito di ricorso della Procura della Repubblica, il decreto del Tribunale che aveva disposto la misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza nei confronti di cinque soggetti appartenenti e vicini alla famiglia Marando, cosca della ‘ndrangheta egemone per anni in Piemonte facente parte della consorteria Perre-Marando-Agresta, strettamente legata alla famiglia dei Barbaro di Platì.

Il provvedimento ha riguardato anche la confisca di beni per un valore di circa 18 milioni di euro. La confisca era stata emessa a seguito di proposta del Direttore della Direzione Investigativa Antimafia, avanzata dopo la conclusione dell’operazione denominata “Marcos” del Centro Operativo di Torino, che aveva portato nel 2010 all’esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 8 individui, responsabili del reato di riciclaggio aggravato.

Tra questi Domenico Marando, attuale reggente della cosca omonima, fratello di Pasqualino, “storico” capo famiglia, deceduto a seguito di un agguato nei primi anni del 2000, il figlio Antonio, il fratello Nicola, il nipote Luigi ed altri soggetti.

Il patrimonio, illecitamente acquisito dal gruppo familiare attraverso il reimpiego dei flussi di denaro provenienti dal narcotraffico, era stato affidato a Cosimo Salerno, anch’egli destinatario di misura di prevenzione personale, geometra originario di Bianco in provincia di Reggio Calabria che sin dal 2000 si occupava di investire, per conto dei Marando, il denaro “sporco” in attività ed imprese di costruzione e gestione immobiliare.

Tra i beni confiscati figurano abitazioni, ville e terreni ubicati in Piemonte, Lombardia, Lazio e Calabria, formalmente intestati a persone fisiche e giuridiche, riconducibili alla cosca Marando. La Corte, accogliendo il ricorso presentato dalla Procura della Repubblica di Torino, ha disposto la confisca anche dell’immobile sito in Volpiano, via Lombardore, teatro nel giugno 1997 del triplice omicidio dei fratelli Antonio e Antonino Stefanelli e di Francesco Mancuso per i cui fatti Domenico Marando è stato condannato con sentenza definitiva.
 

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