Cronaca

A Torino la 'ndrangheta esiste: 36 le condanne al Minotauro

Tra le persone condannate ci sono gli ex sindaci di Leinì, Nevio Coral, e l'eurodeputato Fabrizio Bertot. In totale le pene sono state in totale di 260 anni contro il 733 chieste dai pm. I giudici hanno assolto 38 imputati

Dopo un'intera giornata è stata emessa la sentenza dei giudici per quanto riguarda il processo Minotauro. Quel che ne esce fuori è che in Piemonte la 'ndrangheta esiste, ma si presenta in una veste che non permette ai giudici di condannare tutti i suoi discepoli. Così si può leggere la sentenza frutto della più vasta inchiesta sulla criminalità organizzata nel Nord Ovest degli ultimi quindici anni: ci sono state 36 condanne ma anche 38 assoluzioni, alcune delle quali dall'accusa di associazione per delinquere.

Fondamentale è stata la testimonianza del pentito Rocco Varacalli, grazie al quale sono stati individuato dieci "locali" (le articolazioni territoriali della 'ndrangheta) sparse per il torinese e in contatto con le case madri calabresi, ma non sempre erano riusciti a contestare i cosiddetti "reati fine" come estorsioni o intrusioni negli appalti.

E' rimasta valida, comunque, la tesi del tentativo di inquinare la scena amministrativa locale. L'unico politico coinvolto, Nevio Coral, ex sindaco di Leinì, è stato condannato a 10 anni per concorso esterno. Per l'eurodeputato Fabrizio Bertot, all'epoca dei fatti primo cittadino di Rivarolo (comune sciolto per infiltrazioni mafiose come Leinì), è stata disposta la trasmissione degli atti in procura perché si indaghi per voto di scambio.

"Buona parte del nostro lavoro ha trovato conferma", commenta il procuratore vicario Sandro Ausiello, mentre il procuratore capo, Gian Carlo Caselli, risponde "valuteremo posizione per posizione" a chi gli chiede un commento sulla possibilità di proporre appello e anche sull'entità delle condanne inflitte dai giudici, in molti casi più basse rispetto a quelle proposte dai pm. Ce ne è stata una sola a 21 anni e mezzo, le altre oscillano da venti mesi a 14 anni, per un totale di 260 anni contro i 733 invocati dall'accusa. La sentenza potrebbe avere il suo peso anche nel troncone di Minotauro che ha preso la strada del rito abbreviato: 62 imputati, condannati a 400 anni di carcere, che attendono la sentenza d'appello il 28 novembre.

"Con il processo ordinario - sottolinea uno degli avvocati difensori, Antonio Genovese - abbiamo potuto ascoltare i testimoni e chiarire ogni cosa. Il mio cliente è stato chiamato in causa per avere organizzato una cena elettorale. Ma lui di mestiere fa il ristoratore. E alla fine è stato assolto".

La Regione Piemonte, la Provincia di Torino e diverse amministrazioni comunali (Torino, Leinì, Chivasso, Moncalieri e Volpiano) si sono costituite parti civili ottenendo il diritto ad essere risarcite così come l'associazione Libera di don Luigi Ciotti, che era presente in aula alla lettura della sentenza. L'inchiesta Minotauro aveva preso le mosse nel 2006 e, dopo lunghe indagini svolte in gran parte dai carabinieri, era sfociata nel 2011 in 146 arresti.

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