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I No Tav il 3 luglio 2011

I No Tav il 3 luglio 2011

Maxi-processo No Tav: il nuovo appello si chiude con 32 condanne a pene miti

La portavoce fa sciopero della fame

Si è concluso con 32 condanne, ma tutte a pene miti che non superano i due anni di reclusione (e che quindi escludono il carcere almeno per gli incensurati), il maxi-processo d'appello agli attivisti No Tav per gli scontri del 27 giugno e del 3 luglio 2011 in occasione dell'installazione del cantiere della linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione in borgata Maddalena di Chiomonte. Nella serata di ieri, giovedì 21 gennaio 2021, la corte d'appello di Torino ha pronunciato anche alcune assoluzioni parziali e ha dichiarato prescritti numerosi episodi. Nel 2018 la Corte di Cassazione aveva dichiarato nulle le sentenze precedenti per molti imputati e aveva ordinato il nuovo processo d'appello.

"L'impianto accusatorio che ci trasciniamo fin dal primo grado ha retto perfettamente, certamente pronunciamo una sentenza a dieci anni dai fatto quindi siano stati falcidiati dalle prescrizioni. Tutti gli imputati, però, sono stati riconosciuti colpevoli", ha detto il procuratore generale di Torino, Francesco Saluzzo, dopo la sentenza. Di segno opposto il parere di Gianluca Vitale, uno dei legali dei No Tav: "Si tratta di una sentenza fondamentale per ripristinare la correttezza e la laicità di giudizio nelle questioni No Tav. Le riduzioni di pena sono un effetto non solo della caduta in prescrizione dei fatti, ma delle molteplici assoluzioni parziali nel merito. Questo è fondamentale. La tesi dell'accusa non ha retto. Era un minestrone e sosteneva che tutti gli imputati fossero responsabili di tutto ciò che era successo".

Dana Lauriola ha iniziato lo sciopero della fame

Intanto nella mattinata di ieri la portavoce dei No Tav, Dana Lauriola, arrestata lo scorso 17 settembre 2020 a Bussoleno per una condanna definitiva a due anni, ha initizato lo sciopero della fame insieme ad altre due detenute del carcere delle Vallette per protestare contro la diminuzione delle ore di colloquio. "Il monte di sei ore settimanali non viene rispettato e anzi è stato dimezzato", dicono, aggiungendo che continueranno a non mangiare fino a quando saranno ripristinati i diritti dei detenuti.

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