Venerdì, 24 Settembre 2021
Cronaca

In coma da 24 anni per errore medico, risarcita con 2 milioni dalla Regione

La Corte d'appello di Torino ha condannato la Regione Piemonte a risarcire con 1,8 milioni di euro una donna la cui figlia è da 24 anni in stato vegetativo a causa dell'errore di un medico di base

La Regione Piemonte è stata condannata in appello a risarcire con 1,8 milioni di euro una donna la cui figlia è da 24 anni in stato vegetativo a causa dell'errore di un medico di base. Quest'ultimo - secondo una consulenza tecnica d'ufficio - non le somministrò del cortisone che avrebbe evitato che entrasse in stato vegetativo dopo una vaccinazione obbligatoria alla quale era stata sottoposta negli ambulatori della Usl quando aveva cinque anni.

La Corte d'appello di Torino ha ribaltato la sentenza di primo grado. "Si tratta - spiega l'avv. Renato Ambrosio dello studio Ambrosio e Commodo - del più alto risarcimento mai accordato in Italia per un danno da errore medico conseguente a vaccinazione. Questa sentenza ha restituito dignità alla madre dopo anni di sofferenze e problemi economici. Sotto il profilo economico siamo soddisfatti parzialmente - dicono i legali -, perché per esempio viene stabilito un risarcimento di soli 5.000 euro all'anno per il mancato lavoro potenziale della bambina una volta cresciuta".

Il caso risale al 1988. Alla bambina, che abitava con la famiglia a Bussoleno (Torino), era stata fatta una vaccinazione antidifterica-tetanica. Subito dopo aveva manifestato febbre alta, dolori alle gambe, cefalea e dissenteria. Il medico di base si rifiutò di somministrarle farmaci e il quadro clinico si aggravò fino a quando la piccola entrò nello stato vegetativo in cui si trova ancora oggi che ha 29 anni. Secondo la consulenza tecnica, il cortisone somministrato entro i cinque giorni successi alla vaccinazione avrebbe evitato ogni conseguenza.

Il pagamento del risarcimento "spetta alla Regione Piemonte - sostengono i legali - in quanto, dopo la scomparsa delle Usl e la formazione delle Asl, la Regione si accollò tutti i debiti pregressi delle Usl, compresi quelli accumulati successivamente al loro scioglimento". I legali sperano che non ci sia ricorso in Cassazione. La nostra cliente - spiegano - è povera e ha già fatto tanti sacrifici in questi anni. Quando avvenne la tragedia aveva 23 anni e fu subito lasciata dal marito. Per seguire la bambina non ha più potuto avere un lavoro fisso".
 

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