Venerdì, 30 Luglio 2021
Cronaca

"Il concorso da prof era pilotato": indagati la candidata, il padre medico, il direttore e tre commissari

Per l'accusa bando costruito su misura

L'ospedale San Lazzaro, dove sono state posizionate le microspie

È bufera sul mondo universitario cittadino per un'inchiesta della procura, chiusa a metà ottobre 2019, su un concorso che sarebbe stato pilotato per consentire alla figlia del responsabile di un centro diagnostico del centro di Torino di diventare insegnante nel dipartimento di scienze chirurgiche della facoltà di medicina. La donna, difesa dall'avvocato Carlo Blengino, è indagata per turbata libertà del procedimento di scelta, il padre per corruzione.

Ma l'elenco degli indagati è lungo e comprende anche Stefano Bruschi, direttore e professore ordinario della scuola di specialità di chirurgia plastica dell’Università di Torino, difeso dagli avvocati Stefano Castrale e Patrizia Bugnano, e tre componenti della commissione esaminatrice.

L'inchiesta era stata aperta nel 2018, dopo l'esposto presentato da un medico 54enne che aveva presentato domanda per quel posto. L'uomo è assistito dall'avvocato Michele Galasso. Lui aveva registrato una conversazione con Bruschi, che aveva allegato alla denuncia. Successivamente gli investigatori della procura avevano piazzato delle microspie all'interno della stanza del direttore, all'ospedale San Lazzaro.

Secondo gli investigatori, coordinati dal pm Roberto Sparagna, quest'ultimo avrebbe avuto garantito un posto nel centro diagnostico in cui padre della neo-prof è direttore sanitario una volta andato in pensione come ricompensa per il posto dato a lei all'università.

Tra i modi per pilotare il concorso vi sarebbe stata, sempre secondo l'accusa, l'esclusione delle competenze di lingua inglese, in cui la candidata 'eletta' non sarebbe stata ferrata.

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