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Emergenza migranti, da Torino la voglia di esserci

Dopo l'appello di Nosiglia e di Papa Francesco oltre 50 famiglie hanno dato la propria disponibilità ad accogliere un profugo. Ecco tutte le informazioni utili per partecipare al progetto

La volontà concreta di esserci, di dare il proprio contributo nei confronti di quella che è l'emergenza più sentita della nostra società al giorno d'oggi, quella dei migranti. Ma come? Sono tante le famiglie - oltre 50 - che in questi giorni, dopo l'appello dell'arcivescovo di Torino Cesare Nosiglia e di Papa Francesco, hanno dato la propria disponibilità nell'accogliere i profughi in difficoltà attraverso un progetto di inserimento che verrà consolidato concretamente nelle prossime settimane per prendere poi definitivamente il via. "Abbiamo avuto una risposta sorprendentemente positiva all'emergenza profughi - ci dicono dall'Ufficio Pastorale Migranti di Torino -. I torinesi vogliono esserci, vogliono dare il proprio contributo concreto ai migranti che si trovano in situazioni difficili che hanno bisogno di essere appoggiati e sostenuti nel loro inserimento all'interno della società".

Il progetto, infatti, si pone come obiettivo la partecipazione - da parte della famiglia ospitante - al processo di integrazione del profugo all'interno degli ambiti sociali, abitativi e professionali. "Il programma durerà 6 mesi, prorogabili per altri sei - continuano dall'Ufficio Pastorale Migranti -. Non si tratta di rifugiati di primissima accoglienza, ma di persone che hanno già effettuato un percorso formativo ed educativo in altre strutture ad hoc". Le persone che verranno ospitate, infatti, parlano la lingua italiana - avendo già effettuato un corso apposito - hanno già presentato la domanda e ottenuto il riconoscimento della protezione internazionale in Questura - ammessa quando lo straniero fugge da persecuzioni, torture o guerra - sono già stati sottoposti ai dovuti controlli sanitari e ottenuto - o sono in attesa di ottenere - il responso della Commissione territoriale.

"Sono persone che vivono in una fase di transizione - spiegano dall'Ufficio Pastorale Migranti -. Quello che chiediamo alle famiglie è di prendere parte al percorso della persona per il suo graduale inserimento. Chiaramente noi continueremo a monitorare la situazione e fornire il nostro supporto".

Dopo gli appelli dell'arcivescovo di Torino Cesare Nosiglia e di Papa Francesco, sono oltre 50 le famiglie che solo a Torino si sono dette disponibili a offrire una stanza o un appartamento. Non solo persone che hanno nelle proprie disponibilità alloggi non abitati, ma anche nuclei famigliari che, pur essendo in affitto, hanno comunque deciso "di esserci" e di destinare parte del loro spazio a una persona meno fortunata.

Ma come fare per offrire la propria disponibilità? Innanzitutto è possibile contattare l'Ufficio Pastorale Migranti all'indirizzo mail segreteria@upmtorino.it o il numero 011 0196664. Dopo aver mandato una mail con le caratteristiche del tipo di accoglienza che si intende offrire - numero profughi, se si dispone di una camera o un intero appartamento - l'utente sarà inserito in una lista d'attesa. In base alle disponibilità offerte saranno poi selezionate le persone idonee a essere accolte e inzierà il programma di accoglienza e inserimento che durerà sei mesi, prorogabili per altri sei. "Chiunque abbia delle domande può contattarci e risponderemo tempestivamente - concludono dall'Ufficio Pastorale Migranti -. Intanto siamo felici di constatare che Torino abbia voglia di esserci".

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